myFuture

Benvenuto nel Mio Blog!

In questi anni, mi hanno spesso chiesto come mai non avessi un blog.

E quando poi, due anni fa, ho scritto il libro “Web 2.0. Internet è cambiato, e tu?” hanno iniziato a prendermi in giro in rete (sempre affettuosamente, però: grazie :) ). Nei blog si rincorrevano le citazioni del mio titolo, che mi si era ormai rivoltato contro. “Vito: internet è cambiato, e tu?” mi scrivevano, in coro. (continua…)

Condividi e divertiti:
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • email
  • StumbleUpon
  • Twitter

myFuture

Materiali IndistruttibiliLe innovazioni del futuro ci permettono di avere superpotenze, come essere invisibile, o anche Indestructible!

Ecco il mio primo post. Si chiama “materiali indistruttibili” ed è uno degli episodi della serie “In Diretta da Futuro”, ora in onda su Discovery Channel. In molti mi hanno scritto se potevano trovare questo o quell’episodio on line e la risposta era “no, sorry”. Bene, la risposta è cambiata ed è “ora, si. Li troverete in questo blog”.

Ogni generazione ha i suoi supereroi. Per me erano Batman, Rocket e Superman (ma per mio padre si chiamava ancora Nembo Kid), per i miei amici più giovani la generazione della Marvel Comics, da Spiderman ai Fantastici Quattro all’incredibile Hulk. Per i miei figli sono Sharkboy e Lavagirl. Cosa hanno in comune queste diverse generazioni di eroi? Superpoteri. E, ovviamente, tutti combattono il male. I supereroi sono la versione contemporanea degli dei e dei semidei; o degli angeli, se preferite un’epoca più recente ed una visione più cristiana.

I supereroi ci assomigliano, hanno sembianze umane; sono lo specchio nel quale si riflette il lato migliore di noi, quello che ambisce a sconfiggere il male che ci circonda. E per poterlo fare, sono dotati di qualcosa che noi non abbiamo: i superpoteri. In questi risiede la chiave della diversità (se li avessimo anche noi, potremmo davvero sconfiggere il male; ma non li abbiamo, ok allora possiamo perdonarci per qualche piccola manifestazione di quotidiana vigliaccheria …). Nei superpoteri risiede il fascino della metafora e l’alibi della coscienza.

Tempi duri per gli alibi però, la scienza fa progressi inimitabili di questi tempi ed il totale delle scoperte di questi primi dieci anni del nuovo millennio fa somma identica al totale delle migliaia di anni precedenti. Uno dei filoni di scoperta più prolifico è quello delle scienze dei materiali, che ha iniziato a miscelare le proprietà dei chip con quelle della tlc e a shakerarle con le nanotecnologie. Il risultato è prodigioso. I chip hanno apportato la capacità di calcolo, di elaborare informazioni, di andare a sintesi. La tlc la capacità di connessione e di accesso, senza fili e 24 ore al giorno. Le nanotecnologie la capacità di miniaturizzare il tutto e mischiarlo, intrecciarlo, filarlo insieme a tutti gli altri materiali esistenti.

Il risultato? Superpoteri.

Ad esempio l’invisibilità. Studiata all’università di Berkeley in California da un team di scienziati del “Nanoscale Science and Engineering Center”, diretto dal Professor Xiang Zhang. É stato messo a punto per la prima volta un materiale 3D che invertendo la direzione naturale della luce visibile e di quella vicina ai raggi infrarossi, è in grado di rendere gli oggetti invisibili all’ occhio umano. Oppure l’indistruttibilità: ci verrà attribuita dal D3o, ideato dall’ingegnere Richard Palmer di Brighton (UK). É un materiale che reagisce agli urti modificando la propria struttura molecolare e diventando indistruttibile per un centesimo di secondo, il tempo necessario per reggere l’impatto traumatico senza danno alcuno per chi lo indossa. Di indistruttibilità e di D3o si parla nel video.

More info:

Condividi e divertiti:
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • email
  • StumbleUpon
  • Twitter

Pianeta

Il Professor Klaus Lackner di Geofisica presso la Columbia University di New York, Crea Alberi Artificiali per Rimuovere CO2 dall’Aria

L’albero artificiale –prodotto di GRT (Global Research Technologies of Tucson, in Arizona) –trattiene diossido di carbonio, grazie ad una copertura assorbente formata da acqua e calcio; ma, a differenza degli alberi naturali, non è in grado di rilasciare ossigeno nell’aria.

Per leggere i sottotitoli nella tua lingua, clicca Arrow Up, poi sposta su Arrow Left.

Secondo l’EPA, la media di una famiglia composta da due persone emette 13 tonnellate di carbonio nell’atmosfera ogni anno, senza contare il trasporto. Pensavamo che per  risolvere il problema dell’inquinamento bastasse aumentare gli spazi verdi e la natura, grazie alla fotosintesi clorofilliana, avrebbe fatto il resto. Purtroppo, però, questa non è una proposta risolutiva.

Qualcuno forse ricorderà il progetto Sleipner, attivo da un offshore norvegese sin dal 1995:  uno tra i tanti  progetti nati per il sequestro e lo stoccaggio dell’anidride carbonica. Da queste attività è stato possibile acquisire un bagaglio di esperienza notevole per la progettazione dei futuri sistemi di riciclo della CO2.

Il Professor Klaus Lackner, docente di geofisica presso la Columbia University di New York – intervistato nel video dai microfoni della BBC per la serie ‘Five Ways to Save the World’  – ha infatti lavorato dal 2003 ad una macchina in grado di catturare l’anidride carbonica e  trasformarla in polvere, per  depositarla e conservarla  sottoterra o nell’oceano, in dismesse di petrolio o di gas.

L’albero artificiale – prodotto dalla GRT Global Research Technologies di Tucson, in Arizona –  trattiene l’anidride carbonica grazie ad un rivestimento assorbente, formato da acqua di calce; ma, a differenza di un albero naturale, non è in grado di rilasciare l’ossigeno.

Lackner ha studiato inoltre una modalità di stoccaggio dell’anidride carbonica, basata sul processo del rock weathering: quando il gas si lega al magnesio forma rocce carbonatiche che trattengono il carbonio in modo permanente e sicuro.

Il progetto di Lackner è davvero interessante, ma il costo energetico necessario per poter catturare l’anidride carbonica, supera ancora  quello che otterremmo dal riciclo della CO₂.

Ottemperando anche i dettami del protocollo di Kyoto, non restano dubbi in merito alla necessità di percorrere anche la strada della riduzione del consumo di combustibili fossili. Soprattutto se siamo consapevoli della forte domanda di energia in arrivo dai paesi in via di sviluppo, e dei seri danni ambientali in cui incorreremo, qualora non riuscissimo a riequilibrare i nostri consumi energetici entro pochi anni.

Per Saperne di Più:

Condividi e divertiti:
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • email
  • StumbleUpon
  • Twitter

Moda

La Collezione Donna dal Fashion Designer, Hussein Chalayan, Lancia “l’Animatronic Fashion Era”

Nominata due volte “Designer Inglese dell’Anno”, Hussein Chalayan è riconosciuto per l’uso innovativo dei materiali e la propensione verso l’integrazione di materiali innovativi e nuove tecnologie. E’ questo il nuovo trend del futuro?

Per leggere i sottotitoli nella tua lingua, clicca Arrow Up, poi sposta su Arrow Left.

La moda racconta lo spirito del tempo. Tessuti e accessori  sono i pilastri di un’arte che si evolve storicamente per accogliere le istanze di una società in costante mutamento.  La moda ci consente di comunicare e affermare la nostra identità e individualità, attraverso un universo di artefatti che raccontano emozioni e stati d’animo, valori e status symbol. Le donne, ma oggi anche molti uomini, si lasciano guidare dal gusto dei loro stilisti preferiti e sono pronte ogni anno ad accogliere stimoli e stili diversi.

Dalla fine del XIX secolo in poi, abbiamo assistito alla progressiva democratizzazione della moda, e all’elevazione del sarto a stilista, interprete della contemporaneità e creatore di icone moderne. Basti pensare all’enorme popolarità raggiunta da stilisti come Coco Chanel, Christian Dior, Yves Saint Laurent, Thomas Burberry (inventore del gabardine – tessuto antistrappo e impermeabile), e  – tra i più “pop” – Mary Quant , l’inventrice della minigonna.

La contemporaneità vede protagonista questa volta l’opera del designer cipriota Husseyn Chalayan e le sue collezioni hi-tech, che hanno inaugurato l’era della “Animatronic Fashion”.

Nominato due volte ‘British Designer of the Year, ‘ Hussein Chalayan, è rinomato per l’uso innovativo di materiali e l’attitudine verso le nuove tecnologie.  Chalayan vanta l’esposizione delle sue creazioni in musei di grande fama come il Tate Modern, il Victoria & Albert Museum e il Kyoto Costume Institute.

Le creazioni di Chalayan rivelano  immancabilmente un’ispirazione che attraversa antropologia, storia, scienza, filosofia e tecnologia.  Le sue modelle vestono abiti  dotati di uno speciale corsetto su cui sono intrecciati una serie di cavi collegati a un   sistema di morphing.  Premendo un tasto, si attiva un meccanismo che trasforma gli abiti rendendoli completamente diversi dalla forma iniziale. Grazie alla tecnologia l’abito lungo si accorcia, diventa scollato, la giacca si chiude, compaiono le frange sulla gonna, la sottana si allarga, la stoffa rotola scoprendo la sottoveste.

Gli  abiti di Hussein Chalayan hanno un’anima ed un nome: ‘Afterwords’. Il concetto alla base si chiama ‘wearable, portable architecture’, e ci dimostra come i mobili possano trasformarsi in abito; ‘Airborne’ – che  sfutta la tecnologia LED per esaltare un abito ricoperto di Swarovsky; ‘Before Minus Now’ un abito tessuto con lo stesso materiale utilizzato per la realizzazione degli aeri – che cambia forma grazie ad un controllo a distanza; ‘Readings’ costruito con più di 200 laser che generano uno straordinario spettacolo di luci.

La “Animatronic Fashion” potrebbe sembrare oggi ancora un traguardo lontano, ma numerosi stilisti, ispirati dall’arte di Chalayan stanno lavorando per noi, per rendere questa meta una realtà accessibile e una soluzione praticabile in termini di comfort e funzionalità.

Per Saperne di Più:

Condividi e divertiti:
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • email
  • StumbleUpon
  • Twitter

Motori

James Meredith Ha Progettato Un’Auto Da Corsa Interamente Fatta di Materiali Riciclati e Derivati Vegetali, Con un Motore Biodiesel Che Va Ad Olio Vegetale

Metodi alternative di carburazione si stanno diffondendo in tutto il mondo, mostrando che la benzina non è l’ultima nostra fonte di speranza per alimentare i veicoli. Qualsiasi cosa dall’elettricità all’energia solare, all’idrogeno e adesso anche l’olio vegetale che può alimentare le auto in un modo altrettanto efficiente al tempo stesso aiutando il pianeta con l’inquinamento.

Per leggere i sottotitoli nella tua lingua, clicca Arrow Up, poi sposta su Arrow Left.

I vegetali sono spesso visti come un cibo sano dagli infiniti benefici per il corpo, ma adesso possono avere anche un impatto positivo sull’ambiente. La seguente invenzione mostra che, quando i vegetali sono manipolati al massimo grado, possono essere utilizzati per virtualmente qualsiasi cosa.

La primissima corsa d’auto è stata nel 1887 quando le auto erano incredibilmente lente e le ruote sembravano quelle di una bicicletta piuttosto che quella di una moderna auto da corsa odierna.

Oggi le auto di formula 1 hanno dei motori complessi e potenti che possono spingere i confini della velocità verso nuovi limiti. Vanno tutte con motori a benzina e hanno leggere carrozzerie metalliche.

Un’auto da corsa di formula-3 fatta interamente di verdure? All’inizio il pensiero potrebbe sembrare assurdo, ma c’è bisogno di vedere ciò che James Meredith ha creato usando questo concetto nei mesi passati. Il veicolo ha un motore due litri biodiesel che può essere alimentato da olio vegetale, rimasto dalla frittura di cibo o anche da cioccolato in polvere.

La ruota è a base di carote e lo specchietto laterale è realizzato usando amido di patate. La lista continua , mostrando come ogni singola parte dell’auto da corsa abbia pezzi di verdura installata dentro: il corpo è fatto da bottiglie riciclate ed i sedili da olio di semi di soia e schiuma riciclata.

Se gli ambientalisti pensavano che i veicoli di nuova generazione non potessero essere più ambientali, l’auto da corsa vegetale è proprio amica dell’ambiente.

In tutto il mondo stanno venendo fuori metodi alternativi di carburante, dimostrando che la benzina non è la nostra unica fonte di speranza per alimentare i veicoli. Qualsiasi cosa, dall’elettricità all’energia solare, all’idrogeno e adesso l’olio vegetale che ha dimostrato di alimentare le auto in maniera efficace e al tempo stesso aiutare il pianeta con l’inquinamento.

Per Saperne di Più:

Condividi e divertiti:
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • email
  • StumbleUpon
  • Twitter

Beauty

Aimee Mullins: Come Ho Usato Powerfoot di Hugh Herr a Superare la Disabilità

Bella, agile e di successo. Aimee Mullins ha queste qualità e molto di più. Lei è una ragazza che ha trasformato le sue debolezze in punti di forza. E’ una modella ed un’attrice che contribuisce dando un nuovo significato al concetto di disabilità.

Per leggere i sottotitoli nella tua lingua, clicca Arrow Up, poi sposta su Arrow Left.

Bella, agile, di successo. Aimee Mullins è questo e molto altro. È una ragazza che ha fatto delle sue debolezze un punto di forza. È un’attrice e modella che sta contribuendo a dare un nuovo significato al concetto di disabilità.

Aimee ha subito l’amputazione di entrambe le gambe al di sotto del ginocchio quando aveva un anno, e da allora ha lottato per condurre una vita normale, ed eliminare la categorizzazione di “disabile”  dal suo vocabolario.

Aimee Mullins ha sfilato per Alexander Mc Queen, ha lavorato con Mattew Barney  per la nel ciclo di video Cremaster e, come l’atleta Oscar Pistorius, ha dimostrato al mondo di poter gareggiare a livello agonistico ottenendo ottimi risultati.

Le formidabili protesi che hanno consentito ad Aimee di aumentare le sue abilità fisiche si chiamano “powerfoot”, e sono state progettate dal Dott. Hugh Herr, a capo del dipartimento di biomeccanica del Mit di Boston. L’opera del Prof. Herr, ha aperto la strada per importanti rivoluzioni non solo nel panorama scientifico, ma anche nel concetto di disabilità.

E pensare che le prime protesi risalgono alla civiltà egizia, e che hanno subito una costante evoluzione tecnologica e funzionale lungo il corso dei secoli. Probabilmente in futuro  sarà  possibile costruire protesi ancora  più efficienti. Il passo successivo  – come dichiarato anche dal Prof. Herr – sarà infatti il collegamento al corpo. Nel futuro potremo  impiantare nei muscoli dei sensori, delle specie di “protesi interne” che trasporteranno gli impulsi dal cervello alla protesi esterna.

E mentre Aimee mostra al mondo il vasto assortimento di sculture protesiche – di cristallo per le serate eleganti, di legno, decorate con scarpe con il tacco incorporato, realistiche da indossare sotto le gonne – ci invita a riflettere su come, in questa era hi-tech,  possa essere messo in discussione anche il concetto stesso di normalità.

Le persone sono portate a pensare che il corpo umano sia perfetto, non migliorabile. E invece le scoperte scientifiche e i progressi tecnologici stanno conducendo ad un radicale ripensamento di ciò che nella nostra società  può essere considerato “bello” o “umano”.

Per Saperne di Più:

Condividi e divertiti:
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • email
  • StumbleUpon
  • Twitter

Casa

Nel Futuro Potremo Fare il Bucato Con un Uso Più Efficiente di Acqua e Più Rispetto per l’Ambiente

Lavare i vestiti quasi senza acqua? Suona impossibile, ma è stato messo a punto un sistema in cui l’attenzione all’ambiente incontra la pulizia. Nel futuro, fare il bucato quasi non sarà uno spreco per le nostre preziose e limitate risorse naturali, e non consiste nell’andare al lago e lavare i vestiti come si faceva secoli fa.

Lavare i vestiti quasi senza utilizzare acqua? Sembra impossibile ma è stato messo in atto un sistema dove il rispetto dell’ambiente incontra la pulizia. Nel futuro, fare il bucato non sarà minimamente dispendioso per le nostre preziose e limitate risorse naturali, e non prevederà andare al lago per lavare i vestiti come si faceva secoli fa.

La primissima lavatrice fu brevettata nel 1858 da Hamilton Smith. Questa macchina rotante svolgeva la semplice azione di rimuovere lo sporco dai vestiti. Con il passare degli anni, le lavatrici sono diventate sempre più efficaci, utilizzando detergenti anche per far profumare i vestiti come nuovi, e anche per togliere le macchie. Oggi questo elettrodomestico è utilizzato nella maggior parte di case in tutto il mondo. Ma le conseguenza ambientali sono notevoli: milioni di galloni di acqua sono necessari perché le lavatrici possano funzionare in modo ottimale.

Ricercatori dell’Università di Leeds hanno creato una lavatrice che usa un quantitativo incredibilmente basso d’acqua: consuma solo il 2%  paragonato a qualsiasi altra comune lavatrice. Questa tecnologia è già stata soprannominata come un “sistema di lavaggio virtualmente senza acqua”. Il processo usa granelli di plastica che, mixati con i vestiti, hanno il potere da soli di rimuovere le macchie. Questo processo è in grado di eliminare virtualmente qualsiasi tipo di sporco o accumulo, e quando i vestiti vengono tirati fuori, sono quasi asciutti.

Il meccanismo sviluppato avrà degli effetti benefici per la terra e per il consumo d’acqua nel pianeta. Ogni ciclo di lavaggio causerà meno accumuli nei siti industriali come i centri per lo smaltimento e depurazione delle acque di scarico. Mentre questa tecnologia si diffonde per il mondo, acqua fresca e fruibile sarà disponibile per altri servizi, piuttosto che essere sprecata in galloni lavando vestiti.

Per Saperne di Più:

Condividi e divertiti:
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • email
  • StumbleUpon
  • Twitter

Affari&Finanza

Il “Try-Vertising” è il Nuovo Trend della Pubblicità. Con la Alliant International University di San Diego, “Sample U” è Arrivato

Questo video mostra un nuovo trend di “try-vertising” in cui i consumatori possono provare nuovi prodotti gratuitamente. È una situazione vantaggiosa per entrambi: i clienti usano i prodotti gratuitamente prima di acquistarli e le aziende ottengono una valida ricerca di mercato.

Per leggere i sottotitoli nella tua lingua, clicca Arrow Up, poi sposta su Arrow Left.

Quando si dice che gli uomini di marketing ne sanno una più del diavolo, non si mente.

Ogni giorno è possibile scovare migliaia di interessanti novità su come promuovere prodotti, servizi, persone.

A qualcuno sarà persino capitato di partecipare ad un “Flash Mob”, uno di quei micro-eventi a sorpresa che trasformano intere piazze in folle improvvisate di cantanti e ballerini – come è accaduto per il Karaoke di massa organizzato a Londra da T-Mobile, la compagnia telefonica britannica. Emozionante, virale. Quel Karaoke ha generato un incredibile word-of-mouth, superando qualsiasi aspettativa .

Ebbene si, il mercato cambia, i consumatori spesso ne indicano la via.

Negli ultimi anni abbiamo sperimentato direttamente o implicitamente il frutto delle strategie di marketing più curiose, e assistito alla liberazione creativa di art director pubblicitari e copywriters. In Giappone e Corea, la presenza di tecnologie avanzate e la cultura innovatrice per eccellenza, ha aperto le porte a sperimentazioni di ogni sorta, con la realizzazione di vetrine interattive,  campagne display olografiche, o donne vetrina (vestite da distributori automatici di prodotti).

E nel frattempo , l’esposizione ad internet e ai suoi modelli di business, non esula dal contribuire ulteriormente a questo scenario.

Negli States invece, ritorna in voga il concetto del “sampling”, ovvero la prova gratuita dei prodotti.

Ma questa volta inaugurando una nuova era dell’advertising: il “Try advertising”.

Presso il campus della Alliant International University , a San Diego, è arrivato infatti  “Sample U”: un laboratorio dedicato agli studi di marketing sui prodotti di consumo. “Sample U” offre prodotti  inediti e introvabili, offerti direttamente dai produttori, in cambio di poche informazioni sulla tua identità e la tua esperienza di consumo.

Da ogni paese, il messaggio subliminale dell’advertising sembra univoco : coinvolgere il pubblico. E in questo periodo di crisi, il try advertising sarebbe un invito decisamente irresistibile.

Per Saperne di Più:

Condividi e divertiti:
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • email
  • StumbleUpon
  • Twitter

condividi i tuoi pensieri, idee, progetti, visioni: vito@vitodibari.com

Copyright © 2009 by VitoDiBari.com | Tutela della Privacy