Affari&Finanza

Il futurologo Jim Carroll si concentra sull’innovazione per aiutare le popolazioni colpite da crisi economica

Il futurologo Jim Carroll ha trovato un nuovo settore nel mondo del self help (“auto-aiuto”): con lo speranzoso libro intitolato “10 Great words for innovation” (“10 grandi parole per l’innovazione”) ha creato regole motivazionali, volte a svegliare il pubblico dalla sua attuale situazione di letargo e far prevedere un futuro più luminoso.

Futurologo Jim Carroll

Negli ultimi anni una miriade di libri di self-help, lezioni e video motivazionali, sono arrivati sul mercato per assistere le persone che sono state colpite duramente nella recente crisi economica. Jim Carroll, uno dei più importanti futurologi, esperto di trend e innovazione, ha scritto“10 Great words for innovation” (“10 grandi parole per l’innovazione”). Questo documento, scritto per portare le persone sulla giusta strada, si concentra su dieci importanti parole: osservare, pensare, cambiare, sfidare, bandire, provare, autorizzare, domandare, crescere e fare.

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Alcune delle più grandi organizzazioni al mondo, come Walt Disney Corporation, CapitolOne, Nestle e Visa si rivolgono a Jim Carrol quando cercano di comprendere il futuro. È diventato internazionalmente riconosciuto grazie alla sue intuizioni avanguardistiche. È stato definito da Business Week come una della quattro fonti principali di comprensione della creatività e dell’innovazione, ed è stato un ospite importante del programma di prima serata di CNCB, Il futuro dell’innovazione, presentato da Maria Baritoromo.

Secondo Carroll, in questi tempi incerti, è importante cambiare i propri atteggiamenti, le proprie azioni e i propri approcci. Usando le parole e le linee guida presenti “10 Great words for innovation”, le persone possono imparare a sviluppare nuove competenze in un nuovo mercato e contestare le ipotesi inerenti.

Jim Carroll offre nuovi modi positivi con cui guardare al futuro. Dovremmo guardare avanti verso nuove possibilità invece di temere quello che può accadere. Forse possiamo cambiare le cose semplicemente avendo migliori prospettive di vita.

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People

Intervista con la neurologa italiana Rita Levi-Montalcini: “Il progresso dipende dal nostro cervello. La parte più importante del nostro cervello, che è la parte neocorticale, deve essere usata per aiutare gli altri e non solo per fare scoperte.”

Rita Levi Montalcini

Durante un’intervista presso il programma, Che tempo che fa, la neurologa e vincitrice del premio Nobel, Rita Levi Montalcini, ha parlato delle funzioni del cervello e dell’importanza dell’aiutare il prossimo. Cosa hanno in comune queste due cose? Secondo la neurologa, noi possiamo controllare le nostre azioni ed emozioni, usando una parte diversa del nostro cervello.

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La neurologa italiana, Rita Levi-Montalcini, in un’intervista con Fabio Fazio, afferma che “il progresso e la ricerca devono continuare; non si può chiudere il cervello con un lucchetto”. Cosa ha portato questo prestigioso rappresentante della comunità internazionale scientifica a parlare del cervello e del bisogno di aiutare gli altri?

Rita Levi-Montalcini è nata nel 1909 a Torino. Sebbene suo padre credesse che le donne non dovessero perseguire una carriera, Rita ha conseguito la laurea con lode in Medicina, nel 1936 presso l’università di Torino. Successivamente a continuato gli studi prendendo una laurea di specializzazione in neurologia e psichiatria, nel 1940. Nel 1986 ha ricevuto il Nobel per la medicina grazie alla scoperta fatta con il collega Stanley Cohen sul fattore di crescita dei nervi (Nerve growth factor – NGF). Nel 2001 è stata nominata senatore a vita.

La sua curiosità intellettuale non si limita agli studi di teoria scientifica; è sempre stata interessata anche ai cambiamenti della società umana. La sua ricerca non è condotta solo per un interesse scientifico. Rita ha anche una forte convinzione ed un messaggio per il futuro: è fondamentale per le persone, da un punto di vista scientifico, avere un obiettivo che includa aiutare tutte quelle persone che non hanno il privilegio di appartenere all’èlite scientifica e tecnologica.

Rita ha scoperto che l’uomo nasce socievole, perché è guidato dalla parte di cervello dominata dal lobo limbico, che è definito dalla emozioni. Ma quali sono le implicazioni di questa osservazione? Le nostre azioni, che provengono dalla parte emozionale del nostro cervello, possono avere conseguenze dannose. Quindi i nostri comportamenti provengono da impulsi primitivi. La sua conclusione è che possiamo usare la nostra neocorteccia per compensare questi atteggiamenti. In altre parole, il nostro futuro può essere cambiato. Dobbiamo lottare per il controllo e l’utilizzo della neocorteccia al posto del sistema limbico, allo scopo di controllare le nostre azioni e i nostri comportamenti.

Il nostro futuro si trova nel nostro cervello.

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People

L’economista Alex Tabarrok spiega come le nuove idee possano nutrire il mondo

Alex Tabarrok

Secondo l’economista Alex Tabarrok, le nuove idee nutriranno il mondo attraverso la globalizzazione. All’evento promosso dalla Ted, Alex Tabarrok ha spiegato come un mercato globale possa incrementare l’incentivo a produrre nuove idee, che a sua volta porteranno ad una crescita e a prosperità.

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“Un’idea, un mondo, un mercato”

Il libero scambio e la globalizzazione non sono certo nuovi argomenti di discussione. Tuttavia sono modi in cui possiamo cambiare il mondo e farlo diventare una comunità ricca.

All’evento organizzato dalla TED, l’economista Alex Tabarrok rassicura il pubblico sul fatto che “il meglio deve ancora arrivare”, attraverso la condivisione di idee e la globalizzazione. Tabarrok è il co-autore del blog di successo, MarginalRevolution.com, oltre che essere il direttore della ricerca dell’Indipendent Institute. L’interesse di Tabarrok per l’economia, la legge e per le politiche pubbliche lo hanno aiutato a trovare modi in cui nutrire il mondo di nuove idee.

L’equazione è relativamente lineare: le nuove idee portano alla crescita. Come una mela può nutrire una persona, un’idea ne può nutrire milioni. Con l’obiettivo di produrre nuove idee, le persone devono aumentare gli incentivi a creare nuovi progetti. Tabarrok si domanda come possiamo massimizzare gli incentivi e la risposta è la globalizzazione; mercati più ampi generano profitti maggiori.

Tabarrok crede che le idee sono fatte per essere condivise. Mentre molti paesi diventeranno più ricchi grazie alla globalizzazione, e sarà così possibile investire di più nei creatori di idee, come scienziati e ingegneri.
Da troppo tempo gli Stati Uniti d’America sono stati i leader nel proporre idee; se più persone nel mondo avessero avuto l’abilità di creare nuove idee, potremmo aumentare il numero di creatori e le idee potrebbero essere condivise da tutti

Il mondo deve diventare più globalizzato al fine di generare e condividere idee. Attraverso il libero scambio e ad un mercato globale, il mondo potrebbe diventare più ricco e prospero di quanto chiunque possa aver mai immaginato.

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Ambiente

Rachel Armstrong ridefinisce il concetto di architettura utilizzando materiali metabolici

Rachel Armstrong

È possibile creare un’architettura vivente, capace di rigenerarsi proprio come fanno gli organismi viventi? Grazie ai suoi studi, le sue visioni e ambizioni , Rachel Amstrong ha reso quest’idea più realistica. Infatti, usando un’architettura che cresce da sola, Amstrong crede che saremo in grado di salvare Venezia dall’inondazioni.

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Rachel Armstrong ha ideato un modo per unire l’architettura e la biologia. Rachel crede che sia possibile creare materiali, da costruzione, di ingegneria chimica che cresce, si ripara da sola e risponde ai cambiamenti. Questi materiali possono anche essere usati per salvare Venezia, una delle città più belle del mondo, dal suo lento affondare nelle acque.

Armstrong definisce il corrente metodo di fare architettura come vecchio, vittoriano; per costruire i nostri edifici e case vengono usati materiali inerti. Mentre questa osservazione può non sembrare un problema per molte persone, Amstrong non considera questo metodo sostenibile. L’architettura invece dovrebbe essere connessa al mondo naturale e comunicare con materia viva. Visto che questi materiali non esistono già in natura, Amstrong sta lavorando per generare questi elementi da zero. Ha ricercato
“materiali metabolici” che sono materiali da costruzione che possiedono alcune delle proprietà dei sistemi viventi, che possono essere manipolati per diventare architetture in crescita. Questi materiali saranno in grado di rispondere ai cambiamenti dell’ambiente e di adattarsi ad essi.

Protocellule, che sono fondamentalmente sacchetti grassi che non contengono DNA e che sono alimentati da una batteria chimica, capaci di comportarsi in un modo che può essere descritto solo come vivente. Sono capaci di muoversi attorno al loro ambiente, senza subire reazioni complesse, e seguendo gradienti chimici. Usando la tecnologia delle protocellule, Amstrong spera di creare materiali metabolici sostenibili. Anche se per perfezionare questa tecnologia si impiegheranno anni, si spera che un giorno questi materiali serviranno a salvare città morenti.

Venezia è costruita su pali di legno che vengono erosi da anni e anni. Mentre la bella città italiana continua ad affondare, Amstrong spera che la tecnologia delle protocellule sarà in grado di far crescere una scogliera calcarea attorno ai pali. Queste cellule sarebbero usate per rinforzare di proposito la struttura invece di creare una barriera nei canali.

Non solo questa tecnologia sembra essere plausibile ma consisterebbe anche in una grande innovazione per l’architettura. Oggi più che mai si accentua l’idea di essere il più possibile “eco-friendly” e “green”; e quale modo migliore per connettersi con la natura se non attraverso questa tecnologia? È un nostro dovere quello di salvare le città storiche e i materiali metabolici potrebbero essere la risposta giusta ai nostri problemi. Inoltre mentre il nostro mondo diventa tecnologicamente e scientificamente più avanzato, sarebbe responsabile aggiornare alcune delle nostre vecchie pratiche.

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L’esperto d’innovazione Gary Hamel discute sulla ristrutturazione della gestione del management

Gary Hamel

L’innovatore ed esperto di strategie, Gary Hamel condivide il suo punto di vista sul fatto che il management ha bisogno di essere reinventato allo scopo di soddisfare le nuove esigenze del business.

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All’evento del 2008 del World Innovation Forum, l’esperto d’innovazione Gary Hamel ha condiviso la sua opinione sul fatto che il management è come se fosse rimasto indietro nel tempo e che quindi deve essere riformulato. Nella sua discussione sul perché il management non sia aggiornato, usa un interessante metafora: se dovessimo resuscitare un amministratore delegato degli anni ’60 e successivamente lo posizionassimo in un sistema management di oggi, siamo certi che non troverebbe troppe differenze. Il management di oggi continua a funzionare nello stesso modo, con una gerarchia di comando e importanti decisioni fatte solo dalle persone che stanno in vetta.

Gary Hamel, tra i più grandi esperti mondiali di strategia e innovazione, ci sollecita a riflettere sulle necessità di una rinnovazione del management al fine di organizzare e mobilitare le capacità umane. Il Wall Street Journal recentemente ha classificato Hamel come il pensatore più influente, a livello mondiale, del mondo degli affari, e la rivista Fortune lo ha definito “il maggior esperto al mondo di strategia  aziendale”.

Secondo Hamel, le certezze passate, che ognuno porta dentro, hanno avuto effetti dannosi nelle realtà organizzative di oggi e i manager devono avere nuovi principi allo scopo di poter superare le difficoltà che l’economia prevede. Inoltre il web sta dimostrando un incredibile forza quando si tratta di modificare sistemi organizzativi inefficienti che si sono consolidati nel tempo.

L’innovazione autentica non è quella dei prodotti, del processo o della strategia. Il vantaggio competitivo  che dura più a lungo è quello che deriva dall’innovazione dei metodi organizzativi e dalle capacità delle persone che guidano l’agenzia.

È difficile immaginare come qualcosa che rimanga invariato per così a lungo nel tempo possa poi trasformarsi all’improvviso. Comunque non possiamo ignorare i cambiamenti che la tecnologia sta portando avanti per la struttura organizzativa, cambiando i rapporti di chi è al potere, democratizzando il processo decisionale e contando su un sistema sempre più raffinato di intelligenza collettiva.

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