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L’economista Alex Tabarrok spiega come le nuove idee possano nutrire il mondo

Alex Tabarrok

Secondo l’economista Alex Tabarrok, le nuove idee nutriranno il mondo attraverso la globalizzazione. All’evento promosso dalla Ted, Alex Tabarrok ha spiegato come un mercato globale possa incrementare l’incentivo a produrre nuove idee, che a sua volta porteranno ad una crescita e a prosperità.

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“Un’idea, un mondo, un mercato”

Il libero scambio e la globalizzazione non sono certo nuovi argomenti di discussione. Tuttavia sono modi in cui possiamo cambiare il mondo e farlo diventare una comunità ricca.

All’evento organizzato dalla TED, l’economista Alex Tabarrok rassicura il pubblico sul fatto che “il meglio deve ancora arrivare”, attraverso la condivisione di idee e la globalizzazione. Tabarrok è il co-autore del blog di successo, MarginalRevolution.com, oltre che essere il direttore della ricerca dell’Indipendent Institute. L’interesse di Tabarrok per l’economia, la legge e per le politiche pubbliche lo hanno aiutato a trovare modi in cui nutrire il mondo di nuove idee.

L’equazione è relativamente lineare: le nuove idee portano alla crescita. Come una mela può nutrire una persona, un’idea ne può nutrire milioni. Con l’obiettivo di produrre nuove idee, le persone devono aumentare gli incentivi a creare nuovi progetti. Tabarrok si domanda come possiamo massimizzare gli incentivi e la risposta è la globalizzazione; mercati più ampi generano profitti maggiori.

Tabarrok crede che le idee sono fatte per essere condivise. Mentre molti paesi diventeranno più ricchi grazie alla globalizzazione, e sarà così possibile investire di più nei creatori di idee, come scienziati e ingegneri.
Da troppo tempo gli Stati Uniti d’America sono stati i leader nel proporre idee; se più persone nel mondo avessero avuto l’abilità di creare nuove idee, potremmo aumentare il numero di creatori e le idee potrebbero essere condivise da tutti

Il mondo deve diventare più globalizzato al fine di generare e condividere idee. Attraverso il libero scambio e ad un mercato globale, il mondo potrebbe diventare più ricco e prospero di quanto chiunque possa aver mai immaginato.

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Il progetto per la giacca antiaggressione, progettata dalla ricercatrice della MIT e da Adma Whiton, protegge le donne dalle aggressioni

Yolita Nugent, Adam Whiton, No-Contact Jacket, donne, assalto, protezione, Ricercatora del MIT

Spray antiaggressione o tecniche di auto difesa sono modi comuni per difendersi da aggressione fisica. Tuttavia, ora c’è anche un altro modo per sentirsi sicuri: la giacca no contact, una giacca che emette shock elettrici in modo da evitare ogni tipo di assalto fisico. Mentre chi la indossa non sente nulla grazie ad un rivestimento in gomma presente al suo interno, l’assalitore sentirà uno shock pari a quello che sente una persona se infila le dita in una presa. La giacca no-contact, progettata da una ricercatrice della MIT, Yolita Nugent e dal suo fidanzato Adam Whiton, può aiutare le persone ovunque.

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La casa cupola di Dennis Johnson è a basso consumo energetico e “vi dà la maggior quantità di spazio con la minima quantità di materiali”

Dome Home

Dennis Odin Johnson ha disegnato, seguito la lavorazione e la costruzione di case ecologiche dal 1971. La sua compagnia, la Natural Spaces Domes, è una delle principali produttrici di case a cupola geodetica nel mondo. Durante i suoi quasi 40 anni nella costruzione di cupole, si è concentrato principalmente nell’educazione e la promozione dell’aspetto ecologico e della sostenibilità ambientale delle case a cupola , oltre che di tutte le costruzioni in generale.

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Cos’è esattamente una casa cupola? In un’intervista con Planet Green TV, l’architetto e progettista, Dennis Odin Johnson, ridisegna la nostra idea di casa. Situata nel North Branch (Minnesota), la Bear Creek Dome è “energicamente efficiente e ti dà la maggior quantità di spazio usando la minima quantità di materiale”. Per più di 30 anni, Natural Spaces Domes ha costruito case cupole ecologiche che forniscono sia i comfort di una casa normale, che la soddisfazione di aiutare nel tenere pulita la terra.

Bear Creek Dome, oltre ad avere una forma unica, è più funzionale rispetto le solite case a “scatola”. Basata sulla cupola geodetica, diventata popolare negli anni ’50, la Bear Creek Dome ha un diametro di 14,9 m e la sua forma sferica fornisce alla casa la forza sufficiente per resistere a terremoti e venti che soffiano ad una velocità di 320 km/h. Le case cupola sono più pulite e più salutari per l’ambiente e per l’uomo. La forma della cupola usa il 60% in meno di materiali strutturali rispetto alle case convenzionali. Le case costruite dalla Natural Spaces sono a basso consumo energetico e tutti i materiali usati sono il più possibile naturali. Le case cupole sono più salutari anche per le famiglie, infatti i pannelli non contengono sostanze tossiche.

Dome Home

Un aspetto importante, che Johnson sottolinea, è il fatto che le persone non devono rinunciare a nessuno dei comfort o degli agi che hanno nelle tradizionali case. Bear Creek Dome, infatti, è più spaziosa di quello che può sembrare in apparenza. La casa ha abbastanza spazio da poter ricavere al suo interno più camere da letto, un’ampia cucina, un soggiorno, un ufficio ed un’area per l’intrattenimento.

Oggigiorno le persone stanno prontamente scegliendo di guidare macchine ibride, indossare vestiti con fibre naturali, quindi sembra naturale che il prossimo passo sia quello di scegliere di vivere in case che rispettino l’ambiente. Dovremmo rinunciare a poco, se ogni cosa, se tutte le nuove case fossero costruite seguendo questa moda ecologica e in più ci assicureremmo di fare qualcosa per garantire il preservare delll’ambiente per le generazioni a venire. La filosofia di Dennis è piuttosto rivoluzionaria: se oggi investiamo in un’esistenza più ecologica, domani vivremo meglio.

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Jamais Cascio ci da le soluzioni per un futuro migliore

Jamais Cascio

A una  conferenza della TED, Jamais Cascio, il co-fondatore della WorldChanging.com ha parlato di come possiamo risolvere i problemi globali con strumenti e idee efficaci. Cascio crede che, fino a quando possiamo vedere e capire l’impatto delle nostre azioni, possiamo lavorare verso un futuro migliore.

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James Cascio ci sta aiutando a trovare soluzioni per risolvere i problemi globali. Ad una conferenza della TED in Monterey (California),  Cascio ha parlato del suo sito, WorldChanging.com, vincitore di un premio come miglior sito dedicato a trovare e dare attenzione ai modelli, agli strumenti e alle idee  per costruire un futuro migliore. Ha spiegato inoltre come problemi quali il preservare l’ambiente, il raggiungimento di uno sviluppo globale e il superamento di conflitti internazionali possano essere risolti usando le proposte ed i suggerimenti delineati sul suo sito.

Il sito ha più di 4000 suggerimenti, come l’uso di case e automobili a basso consumo, semplici idee che potremmo mettere in pratica facilmente. Secondo Cascio, possiamo costruire un mondo migliore in quanto abbiamo tutto ciò che ci occorre per tale fine: strumenti, conoscenze e motivazioni. Abbiamo i mezzi e la capacità per risolvere i problemi globali legati alla preservazione ambientale oltre che validi ragioni per farlo.

Mentre risposte efficienti sono possibili, Cascio crede che uno dei più importanti passi da fare sia di rendere visibile l’invisibile. Se le persone sono in grado di vedere e comprendere l’impatto delle loro azioni,  possono anche portare ad un cambiamento. Se possiamo facilmente vedere quali impatti (positivi o negativi) stiamo facendo sul pianeta, forse sarà più facile per noi risolvere gli attuali problemi ambientali.

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Richard Branson, presidente del Gruppo Virgin, discute di idee innovative: “Le idee innovative, molto spesso, non vengono ben accolte dalla propria generazione, e devono aspettare affinché sia la generazione successiva ad accettarle totalmente.”

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“Trent’anni dopo, la Teoria di Gaia è quasi universalmente accettata, e ciò che attualmente sappiamo sul surriscaldamento globale si basa per la maggior parte su questa teoria”. Durante la conferenza annuale per l’Associazione di Marketing Diretto, Richard Branson parla delle sfide che un’idea innovativa deve affrontare prima di essere accettata.”

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Quando Richard Branson fondò la Virgin Records aveva soltanto ventidue anni. Oggi, è uno degli uomini più ricchi del mondo. Le sue idee sono sempre state originali e innovative, e nonostante molte gli siano state criticate dal pubblico, hanno portato a enormi successi. La determinazione e l’abilità che Branson dimostra nel fiutare una buona idea di business sono due sue qualità innate. Ed anche dai suoi insegnanti notarono il suo talento; un giorno il preside della sua scuola disse ai suoi genitori: “Richard ha due possibilità nella vita; o finirà in prigione, o diventerà miliardario.”

Come si è visto, Branson non è finito in galera. Ma le sue idee migliori, prima di essere capite e accettate nel mercato mondiale, hanno dovuto percorrere strade lunghe e tortuose, e affrontare anche lo scetticismo della massa.

In occasione della conferenza annuale dell’Associazione di Marketing Diretto, Richard Branson parla della storia di una grande idea, una teoria che ha aspettato tre decadi prima di essere presa sul serio.

Branson spiega al pubblico la Teoria di Gaia, una teoria formulata nel 1979 dal giovane scienziato James Lovelock. La teoria si basava sul surriscaldamento globale, ed oggi potrebbe essere vista quasi come una profezia. Secondo Lovelock, il pianeta è un organismo vivente e unico, una cellula biologica che reagisce a tutti gli stimoli esterni. Il benessere della Terra è contrastato da alcuni elementi dannosi che vengono introdotti nella Terra. Secondo la Teoria di Gaia, il surriscaldamento della Terra, generato dai gas dannosi prodotti dall’uomo, porterà ad un’inevitabile reazione terrestre a questi cambiamenti. La reazione avverrà nella forma di un raffreddamento globale, e possibilmente ci condurrà verso un’altra era glaciale.

Trent’anni dopo, gli scienziati di tutto il mondo stanno rivalutando le ipotesi di Lovelock e le considerano plausibili ma non scientificamente solide. Solo recentemente i risultati vengono presi sul serio. Durante gli anni in cui Lovelock stava presentando al mondo le sue ipotesi, Richard Branson era occupato con le proprie idee. Branson stesso cercò di provare al mondo che un giovane uomo anticonformista, che odiava lo stile di vita formale in giacca e cravatta, sarebbe diventato un giorno una delle menti più brillanti del Regno Unito.

Che cosa hanno in comune l’impero di Branson e la teoria di Lovelock? In realtà non molto. Tuttavia, uno dei più importanti aspetti di entrambe le idee sta nel fatto che non tutte le idee innovative vengono accettate sin da subito. Potrebbero, infatti, volerci degli anni perché la società accetti un’idea. Il messaggio importante è che non bisogna mai smettere di sognare e creare.

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Kevin Kelly riflette sui prossimi 5000 giorni della rete

Kevin Kelly

Durante la conferenza EG (Entertainment Gathering), Kevin Kelly condivide una statistica divertente: Internet, cosi’ come lo conosciamo oggi, esiste soltanto da 5000 giorni. Ora, Kelly si chiede, come facciamo a prevedere cio’ che avverra’ nei prossimi 5000 giorni?

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“Internet ha solo 5,000 giorni…”

Sapevate che vengono inviate al secondo due milioni di emails? Che ne pensate del fatto che ci sono 100 miliardi di clic in internet al giorno? Oggi, tutta le persone, per la maggior parte, sono sempre collegate a internet, che sia con un computer o con un cellulare. Tuttavia, pochi di noi pensano all’infinita offerta d’informazione e opportunita’ che il web realmente rappresenta.

Kevin Kelly, il direttore esecutivo della rivista Wired, mette in evidenza che la maggior parte della gente ha accettato Internet nelle proprie vite senza alcun dubbio o esitazione. Il Web e’ un esempio di come le persone arrivano ad accettare anche cio’ che appare impossibile. Seguendo con questa idea, Kelly crede che cio’ che e’ ancor piu’ interessante sono gli avvenimenti nei prossimi 5000 giorni. Se siamo stati in grado di arrivare cosi’ lontano in cosi’ poco tempo, quali meraviglie si presenteranno nei prossimi anni avvenire? Kelly fa notare che il Web ci ha insegnato che abbiamo bisogno di migliorare la nostra predisposizione nel credere nell’impossibile. Quindici anni fa, nessuno avrebbe creduto possibile tutto cio’ che siamo in grado di fare oggi con un clic. In appena 5000 giorni, abbiamo costruito una singola macchina globale attraverso il web. Tutti gli strumenti che usiamo (computer, cellulari, etc.), sono semplicemente punti di accesso attraverso i quali entriamo in un’enorme rete globale.

Questa teoria, in cui Internet e’ visto come un super computer e un super cervello sta diventando sempre piu’ comune: Kelly guarda oltre questa teoria anticipando il futuro. La presenza di questo super cervello e’ evidente dappertutto; siamo costantemente connessi. Ed e’ indubbio che il Web continuera’ ad evolvere e a migliorare. Nel futuro, Internet non sara’ solo un enorme database. Tutti noi diventeremo un’estensione di questo mega cervello.

Quali potranno essere le implicazioni di questo tipo di fenomeno?

I prossimi 5,000 giorni di Internet non saranno semplicemente migliori ma diversi. Ad esempio, Internet non sara’ piu’ un’offerta passiva d’informazioni, ma dara’ alle informazioni anche un valore o significato. Vorrei proporre un finale alternativo all’argomento di Kelly: nonostante in futuro le macchine potranno essere in grado di risolvere tutti i nostri problemi, la capacita’ critica viene sempre dall’uomo. Internet puo’ continuare ad esistere per i prossimi 5000 giorni, ma senza l’uomo, non rappresenta nulla.

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Intervista con il creatore di Twitter, Jack Dorsey a Malaga, in Spagna: “Sono eccitato da ciò che le tecnologie come questa possono fare per coinvolgere i cittadini.”

Twitter

Jack Dorsey, creatore di Twitter, intervistato in occasione del “Symposium on Technologies for Social Action” tenutosi a Malaga (Spagna), spiega come la sua tecnologia motivi la gente ad agire, e come aiuterà a migliorare la comunicazione nel futuro.

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Jack Dorsey, creatore di Twitter, intervistato in occasione del “Symposium on Technologies for Social Action” tenutosi a Malaga in Spagna, spiega come questa tecnologia riesca a coinvolgere la gente: “Sono eccitato da ciò che le tecnologie come questa possono fare per coinvolgere i cittadini.” Twitter, che è nato circa tre anni fa, ha già 18 milioni di utenti, ed è stato progettato per avere più di 25 milioni di utenti entro la fine del 2010. Da dove è nata quest’idea semplice ma innovativa?

Jack Dorsey, definito da BusinessWeek uno dei migliori e più brillanti guru della tecnologia, ha concepito l’idea di Twitter ispirato dal suo interesse per la gestione di corrieri. Dopo anni di lavoro come programmatore per la gestione di corrieri, Dorsey ha sfruttato il concetto di messaggistica istantanea per creare un modo nuovo ed istantaneo per mettere in contatto le persone. Dorsey, che oggi presidente di Twitter (è stato Amministratore Delegato fino ad Ottobre 2008), crede che Twitter abbia così successo perché l’aspetto di condivisione riesce a coinvolge le persone ed ha influenza sul loro modo di comportarsi.

Twitter, come lo definisce Dorsey, non è altro che l’unione delle persone che lo usano, ed il movimento sociale che ne è alla base è stato organicamente creato dagli utenti stessi. La tecnologia non solo consente ad un grande numero di persone di interagire, ma anche cambia la cultura perché consente alle persone di esprimere il proprio parere e prendere parte ad un’azione pubblica. Nella società cosmopolita di oggi, è molto più importante essere connessi, e Jack Dorsey, attraverso lo stile semplicistico di Twitter, ha portato le persone ad avvicinarsi.

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Il Presidente Barack Obama tra politica e tecnologia

Barack Obama

Durante la campagna presidenziale, il Presidente Barack Obama, intervistato dal caporedattore di YouTube Steve Grove, parla della sua innovativa piattaforma tecnologica. Secondo il Presidente Obama, la tecnologia deve essere integrata al governo americano per migliorare la democrazia.

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In un’intervista condotta dal caporedattore di YouTube Steve Grove nel Novembre 2007, l’allora Senatore dell’Illinois Barack Obama dichiara quanto sia importante la tecnologia per il governo americano. Secondo il Presidente Obama, “la tecnologia ci offre l’opportunità di sperimentare quel progresso che aspettiamo da tanto tempo.” Durante la campagna presidenziale, il Presidente Obama ha fatto uso di vari strumenti tecnologici per migliorare la sua campagna elettorale e per guadagnare notorietà attraverso il suo canale personale su YouTube, il profilo su MySpace ed un suo sito web.

In qualità di Senatore dell’Illinois, Obama ha sottolineato l’importanza del collegamento diretto con la gente; e ciò è stato dimostrato dalle 15.000 idee politiche inviate dagli elettori al suo sito.

Perché la tecnologia è così importante per una campagna elettorale o per un governo? Il Presidente Obama non vede la tecnologia come qualcosa di slegato dalle altre questioni politiche. Piuttosto, vede la tecnologia come uno strumento che può aiutare a risolvere gli altri problemi come la sanità e l’istruzione. Inoltre, la tecnologia consente al governo di apparire più trasparente e più accessibile all’elettore medio. Una delle migliori qualità del Presidente Obama è la sua abilità di usare tendenze e tecnologie moderne. Se l’obiettivo di una campagna elettorale è quello di raggiungere il maggior numero di persone possibile, perché non usare questo potenziale tecnologico?

Il Presidente Obama parla infine dei suoi piani futuri per il governo americano e dell’idea d’istituire una carica di Direttore Generale della Tecnologia con il fine di comunicare con i cittadini direttamente via chat. Nonostante alcune di queste idee non siano state ancora implementate, il Presidente Obama solleva dei punti significativi legati alla tecnologia. Quest’intervista conferma la crescente importanza della scienza e della tecnologia nella politica pubblica.

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Sigmund Freud, cinque consigli che sono spunti di riflessione per il nostro futuro

Sigmund Freud

La curiosità intellettuale ha reso Sigmund Freud un profondo conoscitore della psiche umana e della vita. Ecco cinque suoi consigli, rivolti al futuro e riferiti all’esistenza. Dall’amore alla cultura, dai propri pensieri alla relazione con gli altri.

Sigmund (in ebraico Shlomo, “il saggio”) è il primo figlio di Amalie Nathanson, la terza moglie di Jacob Freud, un commerciante ebreo di lana proveniente dalla Galizia che, a causa dei rivolgimenti politico-economici, era stato costretto a stabilirsi nel 1860 a Vienna, quando Sigmund aveva solo quattro anni. Jacob era un libero pensatore, sebbene avesse studiato le scritture della tradizione ebraica, e non diede al figlio un’educazione ortodossa. Sigmund s’immerse in giovanissima età nella lettura appassionata e nello studio della Bibbia, sentendo immediatamente il fascino delle storie ebraiche, da cui sarà in seguito molto influenzato. Le sue origini furono causa di grandi limitazioni, in una città dalle forti correnti antisemitiche com’era la Vienna del tempo, ma allo stesso tempo non smisero mai di ispirarne il pensiero. Le cose non furono più facili con il passare degli anni. Si dedicò agli studi ma si laureò in ritardo (nel marzo 1881), poiché la vita di studente gli andava piuttosto stretta; non gli piaceva infatti l’insegnamento offerto dai docenti, che lo lasciava talmente insoddisfatto da indurlo ad approfondire il senso critico. Il suo pensiero doveva essere lasciato libero e la sua curiosità critica, libera di indagare gli aspetti dell’esistenza che erano capaci di attirare la sua attenzione. La sua sensibilità di pensiero non gli rese facile neanche la vita di coppia: sposa Martha, con la quale ha sei figli. Riconosce in lei il ruolo di donna di casa e moglie, ma non quella di confidente e amante. Questo lo porta a cercare sicurezze altrove, causando rotture con gli altri e conferme per se stesso. Una vita davvero vissuta, in ogni suo aspetto e difficoltà, un’esperienza di una mente eccelsa che lo rende ottimo maestro per alcuni avvertimenti sul futuro.

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Tim Brown e il design thinking: dagli oggetti ai sistemi, dall’ottica del mercato a quella dell’uomo

Tim Brown - Change By Design

Il design non deve essere visto come creatività applicata alle necessità del mercato e del consumismo. Deve essere veicolo ed espressione di una linea di pensiero, di una logica di creazione che coinvolga tre grandi assi: desiderabilità, attuabilità, funzionalità. Così era anche prima che la figura del designer si delineasse come tale. Così sarà e deve essere nel prossimo futuro. In questa direzione deve essere orientato lo sguardo dei nuovi designers.

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Il design è un agente di cambiamento che ci può aiutare a comprendere le complessità del reale e a scioglierne le problematiche creando qualcosa di utile e bello. Dunque nel design, bisogna pensare in grande: questa la teoria proposta da Tim Brown, CEO della società IDEO, leader a livello globale nel settore del innovation and design. Le sfide globali cui siamo sottoposti oggi, richiedono un pensiero radicale per poter essere affrontate. Il design quindi non deve essere visto come creatività applicata alle necessità del mercato o come motore del consumismo. Deve essere veicolo ed espressione di una linea di pensiero, di una logica di creazione che coinvolga tre grandi assi: desiderabilità, attuabilità, funzionalità. Ciascun asse rappresenta una direzione precisa, e deve funzionare nel rispetto di alcuni criteri fondamentali. Primo criterio tra tutti è quello della trasparenza, perchè problemi complessi richiedono soluzioni lineari. Domande complicate richiedono risposte semplici. Inoltre le soluzioni di successo sono quelle che riescono a smuovere le persone soddisfacendo i loro bisogni dando un senso alle loro speranze  e aspettative. Dunque devono essere anche d’ispirazione. Proprio per questo, ogni nostra idea non deve essere legata al passato ma deve essere protesa al futuro: avere la forza di spezzare i legami con le concezioni più tradizionali del mondo ed essere tanto radicale quanto dirompente. Belle parole ma, quali sono le caratteristiche che rendono un’idea di design tanto forte? Tim ha una risposta pronta anche su questo: partecipativa, contestuale e sostenibile. In altre parole, ogni idea deve essere frutto di una compartecipazione tra creatore e i fruitori. Di conseguenza, per avere l’interesse di questi ultimi, non può essere isolata dal contesto cui è diretta e deve, allo stesso modo, essere sviluppata in maniera responsabile. Una soluzione robusta ai problemi cui si rivolge. Nel futuro, è necessario, secondo Tim, spostare il focus dal semplice design (dall’oggetto e la sua vendibilità) al design thinking (all’approccio ed il suo senso). La nostra visione del futuro non può essere limitata a rendere gli oggetti semplicemente più utili, più belli e più commerciabili. Questo significa pensare in piccolo, essere incrementali: dunque arricchire il prodotto senza nessun reale valore aggiunto, considerando il design come puro strumento a supporto del consumismo. Cambiare prospettiva, suggerisce Tim, vuol dire usare il design per ottenere un impatto maggiore sul mondo. Il design può risolvere problemi e spingere all’innovazione, al cambiamento. Ciascun oggetto è collegato ad un proprio universo, e ciascun designer deve pensare per sistemi, non per immagini e tendenze.Questo significa pensare in grande.

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