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Intervista / Pianeta

Richie Hawtin. “Se il problema dell’inquinamento è globale, la musica elettronica è lo strumento più divertente per sensibilizzare tutti, globalmente”

Richie Hawtin

“La musica sa fare politica e sa parlare di cambiamento”. In un’intervista su BeatPort:com, Richie Hawtin racconta il suo modo innovativo di comunicare con i giovani e sensibilizzare le nuove generazioni su temi importanti, come quello dell’ambiente.

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Richie Hawtin è sempre stato un innovatore nel campo della musica. La sua carriera da dj è iniziata nei locali techno di Detroit, quando era ancora un adolescente e si faceva chiamare Plastikman. Da allora il suo successo è cresciuto di anno in anno, in modo esponenziale, rendendolo un artista di fama internazionale e un punto di riferimento per tutto il panorama della musica elettronica. Sonorità originali e ricercate, mescolate al sapiente utilizzo di tecnologie  all’avanguardia sono stati i fattori determinanti del suo successo.  Dagli anni Novanta è direttore di due etichette discografiche: la Plus-8, nata nel 1990 e la Minus, con la quale escono le sue creazione personali. Dalla collaborazione con altri dj internazionali è nato anche BeatPort.com, un portale sul web, luogo d’incontro per gli appassionati di musica elettronica e importante vetrina per tutti gli artisti indipendenti.

“Sono sempre stato affascinato dal futuro, il futuro della musica e quello della tecnologia” spiega nell’intervista. Oggi, però, Richie guarda al futuro con una maggiore consapevolezza, con gli occhi di un uomo che attraverso le esperienze della propria vita si pone nuove domande e interrogativi: quale eredità lasceremo alle generazioni future? Come possiamo risolvere o almeno contenere i complessi problemi che riguardano l’ambiente, l’inquinamento, il surriscaldamento globale?  Esistono innumerevoli associazioni che si occupano di stimolare e sensibilizzare l’opinione pubblica, i media ci informano quotidianamente, ma Richie è convinto che la sfida più difficile e più importante sia quella di educare i giovani, i veri protagonisti del futuro, motore essenziale per promuovere un vero e concreto cambiamento. Il sogno di Hawtin è quello di utilizzare la musica  come strumento per diffondere idee, per fornire informazioni e sostenere la causa ambientalista.

Quella elettronica, in particolare, non avendo un testo cantato, ha la qualità di essere immediata, incisiva e riconoscibile da qualunque persona nel mondo, indipendentemente dalla lingua e dalla cultura. I ragazzi la ascoltano, ne seguono l’evoluzione e ammirano i dj che animano le loro serate in locali e discoteche. Il progetto è, quindi, quello di rendere gli artisti internazionali dei veri e propri megafoni che diffondano informazione e contenuti, che parlino di cambiamenti climatici e problemi ambientali in modo semplice e interattivo, tramite siti internet e web magazines.

Le soluzioni molto spesso sono alla portata di tutti, sono piccoli gesti quotidiani, come la raccolta differenziata o l’utilizzo di carburanti meno inquinanti: un futuro “green” è possibile e potrebbe arrivare prima di quanto pensiamo, magari a tempo di musica elettronica.

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Pianeta / Testimonial

Al Gore sollecita mobilitazione globale contro la crisi climatica

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Se cambiare le lampadine e installare pannelli solari sui nostri tetti può aiutare a risolvere i problemi climatici, è anche vero che per ottenere risultati notevoli dobbiamo pure cercare di mobilitare la volontà politica. A questa discussione, ospitata dalla TED, il vice presidente Al Gore ha affrontato il problema del cambiamento del clima e di come dobbiamo, noi per primi, diventare attivi nella nostra democrazia allo scopo di risolvere la questione climatica.

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Al Gore si è assicurato che le azioni per aiutare a risolvere l’attuale crisi climatica siano effettivamente fatte. Ma prima di sentirci ottimisti ci sono ancora altre esigenze a cui trovare soluzioni. Nella discussione tenuta dalla TED, in Monterey (California), Al Gore ha spiegato che “dobbiamo cambiare le leggi, non le lampadine”, che è quello che lui ha cercato di fare. Prima di essere l’autore del documentario, vincitore di un Oscar, “Una scomoda verità”, Al Gore è stato vice presidente degli Stati Uniti d’America. Dopo aver lasciato il suo ruolo a Washington DC, con lo scopo di intraprendere una campagna per educare le persone sui pericoli legati ai cambiamenti climatici, è stato premiato nel 2007 con il Premio Nobel per la pace.

Gore è un sostenitore dell’uso dei pannelli solari e delle automobili ibride ma sostiene anche che dobbiamo fare di più se vogliamo ottenere un effettivo cambiamento per l’ambiente. Ora bisogna focalizzarsi sul far cambiare le leggi per fare si che ci sia una reale differenza. Per spiegare le sue idee, Gore, ha citato una della citazioni più famose di Mahatma Ghandi: “siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo”. Per essere più ottimisti sulla situazione attuale del nostro pianeta, dobbiamo essere noi tutti in prima persona più attivi nell’intraprendere un cambiamento.

Mentre molte persone sono pro attive rispetto la risoluzione di problemi locali, ci sono ancora conflitti regionali e persino uno globale che necessitano della nostra attenzione. Molto spesso le persone lasciano da parte la loro cittadinanza nella lotta per la protezione del clima; tuttavia Gore crede che la prima cosa che dovremmo fare sia affrontare i governanti ed essere politicamente attivi.

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Pianeta / Trend

Vertical farming: un grattacielo verde per EXPO 2015

Dickson Despommier, un professore di scienze della salute pubblica e microbiologia all’Università Columbia, ha sviluppato, con alcuni dei suoi studenti laureati, il concetto di agricoltura verticale. Lo scopo del progetto è quello di coltivare la terra e allevare gli animali nei grattacieli dei centri cittadini. Si prevede che entro il 2050 circa l’80% della popolazione mondiale vivrà nelle città; per queste ragioni economiche, Desponmmier crede che la crescita del cibo debba avvenire dall’interno.

Vertical farm

Ogni esposizione universale ha lasciato in eredità alla città che l’ha ospitata un landmark architettonico che ne ha cambiato il volto, come la Torre Eiffel a Parigi o l’Atomium a Bruxelles.

Il simbolo dell’EXPO 2015 di Milano potrebbe essere Skyland: la prima Vertical Farm al mondo. Si tratta di grattacielo “verde”, al cui interno si potranno coltivare prodotti agricoli biologici da distribuire in un centro commerciale costruito al piano terra, in modo da ridurre a zero gli spostamenti. Ma che cos’è il vertical farming? E’ un approccio architettonico che si basa su due concetti: lo sviluppo in verticale degli edifici e la possibilità di coltivarne all’interno prodotti biologici.

Vertical farm

L’ideatore del vertical farming è Dickson Despommier, professore di Scienza della Salute ambientale alla Columbia University di New York. Secondo le sue stime un palazzo grande come un isolato, e alto 30 piani, potrebbe sfamare tra le 10.000 e le 50.000 persone l’anno. Secondo Despommier, il vertical farming potrebbe essere la soluzione a molti dei problemi ambientali di oggi, ad esempio riducendo sensibilmente le emissioni di CO2 legate alla produzione del cibo.

Le vertical farm, grazie alle colture idroponiche (acqua e nutrienti minerali) potrebbero fare a meno della terra, i raccolti sarebbero più ricchi e protetti dagli eventi atmosferici e dai parassiti.

In questa intervista rilasciata alla CNN, Dickson Despommier, ci spiega la sua filosofia progettuale.

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Pianeta / Prototipo

All’Università di Berkeley e all’Università del Michigan si è sul punto di creare degli insetti sottocopertura del futuro

Insetti sottocopertura del futuro

Ingegneri dell’Università di Berkeley in California e dell’Università del Michigan hanno sviluppato il primo insetto volante cyborg senza fili. Usando elettrodi che sono collegati ai lobi ottici dell’insetto ed ai muscoli volanti, questi insetti potrebbero essere il nuovissima tipo di agenti sottocopertura.

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Immagina di camminare per strada e vedere un minuscolo scarafaggio nero ronzare, immagineresti mai che quella minuscola creatura è forse il risultato finale di migliaia di ore di ricerca in laboratorio?

Il primo velivolo a controllo remoto senza equipaggio fece il suo debutto nel 1916, e decenni dopo, centinaia di minuscoli aeroplani a controllo remoto si fecero strada nella produzione di massa. Vennero costruiti inoltre minuscoli aerei che mandarono gli appassionati in estasi. Si poteva far volare un oggetto alimentato a benzina e delle dimensioni di una palla da basket a controllo remoto. Oggi la tecnologia reso possibile che l’inimmaginabile si materializzasse in un progetto reale. Immagina se al posto di oggetti volanti creati dall’uomo, potessimo far volare creature che respirano.

Hirotaka Sato e Michel M. Maharbiz, dell’Università di Berckley e ricercatori al Boyce Thompson Institute, dell’Università del Michigan, stanno usando tecnologie all’avanguardia per manipolare i movimenti di un gran numero di insetti, dagli scarafaggi alle libellule. Collegando degli elettrodi ai lobi ottici degli insetti, i muscoli del volo posso funzionare a controllo remoto. Il risultato è più o meno lo stesso di un aeroplanino giocattolo, trasformando così queste creature negli insetti sottocopertura del futuro. Gli insetti sono apparentemente perfetti agenti sottocopertura, dal momento che sono economici e versatili. Uno scarafaggio, ad esempio, può portare oggetti (come una videocamera in miniatura) che sono molto più pesanti del peso del loro corpo.

Cosa significa tutto ciò per il futuro della nostra privacy? Questi controllabili insetti potrebbero veramente cambiare i nostri meccanismi di difesa,così come creare nuove forme di investigazione.

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Pianeta / Testimonial

Jane Poynter: Life in Biosphere 2. Questo è il nome del progetto che ha visto 8 persone vivere 2 anni e 20 minuti in un habitat sigillato e a prova d’uomo.

Biosphere2

Jane Poynter racconta la storia di due anni di vita in una biosfera sigillata. Un’esperienza che le ha permesso di scoprire come la nostra mente reagisce all’esposizione in un ambiente tanto naturale quanto duro. E’ necessario sviluppare una maggiore consapevolezza del nostro impatto sul mondo e sui suoi meccanismi, insieme alla necessità di sviluppare l’idea un futuro migliore.

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Jane Poynter, Presidente della Paragon Space Development Corporation, racconta la storia di due anni di vita in Biosphere 2: un ambiente completamente naturale e isolato rispetto al mondo che ne sta fuori. Sviluppato grazie al supporto della University of Southern California, qual’è la ratio di un esperimento tanto dispendioso, sia in termini economici ma soprattutto in termini di risorse umane? Sviluppare una maggiore consapevolezza del nostro impatto sul mondo e sui suoi meccanismi, insieme alla necessità di sviluppare l’idea di un futuro migliore. E’ stato definito uno degli esperimenti più innovativi degli ultimi 30 anni.

Un progetto che, arriva ad analizzare le reazioni della psiche umana, attraverso la sua interazione con la natura. Come? Viene messa a dura prova, in un ambiente tanto naturale quanto aspro. Chi, ad oggi, saprebbe sopravvivere in condizioni primitive? Abbiamo perso ogni sensibilità con la natura: il nostro contatto col verde spesso si ferma ad una passeggiata la parco. Se costretti in condizioni completamente naturali, come è avvenuto nella Biosphere 2, la realtà ambientale da affrontare è ben diversa.

La preparazione di Jane per entrare nella biosfera ha incluso un corso di sopravvivenza nell’entroterra australiano ed un secondo a bordo di una nave da ricerca nelle acque dell’Oceano Indiano. Ma non è bastata a renderle la vita facile. Cosa rende un ambiente completamente naturale, innaturale? L’orologio biologico deve riadattarsi alle nuove condizioni, dettando nuove priorità. Se è la fame a prenderci, non si può aprire un frigorifero e scegliere in base all’umore. Bisogna chinarsi a terra e raccogliere ciò che si è fatto crescere. Tutto questo non richiede solo un grandissimo spirito di adattamento. Ma pazienza. Quella che consente di adattare i propri ritmi di vita a quelli della natura. I tempi dell’uomo divengono quelli impiegati dalla verdura per crescere nell’orto, della frutta sugli alberi, del latte per diventare formaggio. I tempi sono anche quelli necessari ad affinare le proprie abilità di lavorazione delle materie prime.

Ecco un nuovo uomo, frutto dell’esperimento: non sfrutta più l’ambiente per i propri vizi ma deve imparare ad usarlo a supporto della propria vita. Danneggiare l’ambiente significa per lui, rendersi la vita più difficile. Ad oggi sembra che il nostro atteggiamento sia nettamente diverso. Jane sottolinea giustamente che se l’ambiente si sfrutta, nel senso più negativo del termine, lo si consuma. Conseguenza? Un supporto sempre minore allo sviluppo del nostro futuro. Saremo sempre più uomini su di un pianeta che avrà sempre le stesse dimensioni: è utopistico immaginare una diminuzione dei consumi. E’ intelligente evitare un consumo dell’ambiente dovuto ad un suo cattivo sfruttamento. L’uomo, a questo punto della sua storia non può evitare di lasciare tracce della sua esistenza, può invece eliminare i segni indelebili del suo passaggio, come Biosphere 2 insegna.

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Guarda Questo Video! / Pianeta

Una testimonianza emozionante di Severn Suzuki, una ragazza canadese di 13 anni, in un discorso alle Nazioni Unite. Parole allora lungimiranti, ed ora di urgente attualità

Severn Suzuki

Severn Suzuki è una ragazza di 13 anni che ha parlato alle Nazioni Unite dei suoi timori per il futuro e la salvezza della terra. Colpisono la moderazione, la lucidità e l’attualità di queste parole. Pronunciate più di quindici anni fa.

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“Malgrado la mia paura io non ho paura di cambiare il mondo nel modo in cui credo debba essere cambiato”.

Lo ha detto una ragazza tredicenne, portavoce di un gruppo ambientalista chiamato ECO, parlando davanti alle Nazioni Unite. Ai tempi emozionò il Mondo intero per la fermezza, lungimiranza e chiarezza delle sue parole. Poi lo abbiamo dimenticato. Oggi desidero riproporvelo.

Il discorso di Severn è stato politico e non tecnico. Fu proprio questo approccio che fece riflettere il Mondo ed è per questo che è ancora tanto straordinariamente attuale.

Il video parla del futuro. Della paura di un futuro che potrebbe non esserci e per cui invece vale la pena lottare. Perché il prezzo del futuro, del cambiamento tecnologico, sta nelle risorse che consumiamo per generare ricchezza. Cambiamenti spesso non reversibili e su cui dobbiamo interrogarci prima di procedere e se stiamo facendo pagare all’ecosistema un prezzo troppo alto, chiederci se non sia il caso di rallentare e cercare soluzioni alternative.

Bob Dylan diceva, in Times they are a-changing “venite madri e padri di tutte le terre e non criticate quello che non potete capire.” Io sono un padre. Come molti di voi faranno, guardando questo video mi sono immaginato i miei figli pormi le stesse domande di Severn ed ho pensato che è proprio la sua risposta la migliore che possiamo darci: “Malgrado la mia paura, io non ho paura di cambiare il Mondo nel modo in cui credo debba essere cambiato”.

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Edizione Limitata / Pianeta

Una soluzione per il problema ambientale dei sacchetti di plastica? Il polimero (plastica dura), auto-curativo può essere riusato infinite volte

Scienziati dell’Università di Delft in Olanda hanno sviluppato un materiale polimerico auto curativo che è sia riusabile che duraturo, e che può diventare la nostra soluzione per rendere obsoleti i comuni sacchetti di plastica.

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La maggior parte delle persone sono coscienti dell’attuale crisi per l’accumulo di sacchetti di plastica in tutto il mondo. La plastica è uno dei materiali più difficili da riciclare e non è facilmente biodegradabile. La busta di plastica media ha una vita di 20 minuti prima di essere gettata via. Questo enorme accumulo ha avuto un effetto negativo sull’ambiente ma nel futuro ciò cambierà.

Da quando l’uso di massa di sacchetti di plastica è diventato un problema ambientale, molti negozi considerati i principali colpevoli non ignorarono la situazione e escogitarono delle soluzioni vitali. Green-wise è un sacchetto della spesa che non si strappa e che può essere usato di nuovo più e più volte, diversamente da quelle buste di plastica leggere e sottili che spesso si rompono dopo il primo uso. Insieme ai sacchetti Green-wise, questi enormi supermercati americani stanno dando ai propri consumatori la scelta se usare buste di carta, un altro metodo per attenuare l’abbondanza di spreco di plastica.

Una squadra di scienziati olandesi ha sviluppato un materiale polimero termale e  auto-curativo che è stato realizzato usando un metodo di lavorazione semplice ed efficiente. Questo materiale può essere riusato infinite volte e può salvare milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno. Questa nuova tipologia di plastica è dura, e consente ad alte temperature di trasformare in materiale “vergine” quello appena usato dal consumatore.

Questo materiale è un modo innovativo di risolvere il problema mondiale dei rifiuti, dal momento che renderà i prodotti facilmente riciclabili e riusabili.

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Pianeta / Prototipo

Il Professor Klaus Lackner di Geofisica presso la Columbia University di New York, Crea Alberi Artificiali per Rimuovere CO2 dall’Aria

L’albero artificiale –prodotto di GRT (Global Research Technologies of Tucson, in Arizona) –trattiene diossido di carbonio, grazie ad una copertura assorbente formata da acqua e calcio; ma, a differenza degli alberi naturali, non è in grado di rilasciare ossigeno nell’aria.

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Secondo l’EPA, la media di una famiglia composta da due persone emette 13 tonnellate di carbonio nell’atmosfera ogni anno, senza contare il trasporto. Pensavamo che per  risolvere il problema dell’inquinamento bastasse aumentare gli spazi verdi e la natura, grazie alla fotosintesi clorofilliana, avrebbe fatto il resto. Purtroppo, però, questa non è una proposta risolutiva.

Qualcuno forse ricorderà il progetto Sleipner, attivo da un offshore norvegese sin dal 1995:  uno tra i tanti  progetti nati per il sequestro e lo stoccaggio dell’anidride carbonica. Da queste attività è stato possibile acquisire un bagaglio di esperienza notevole per la progettazione dei futuri sistemi di riciclo della CO2.

Il Professor Klaus Lackner, docente di geofisica presso la Columbia University di New York – intervistato nel video dai microfoni della BBC per la serie ‘Five Ways to Save the World’  – ha infatti lavorato dal 2003 ad una macchina in grado di catturare l’anidride carbonica e  trasformarla in polvere, per  depositarla e conservarla  sottoterra o nell’oceano, in dismesse di petrolio o di gas.

L’albero artificiale – prodotto dalla GRT Global Research Technologies di Tucson, in Arizona –  trattiene l’anidride carbonica grazie ad un rivestimento assorbente, formato da acqua di calce; ma, a differenza di un albero naturale, non è in grado di rilasciare l’ossigeno.

Lackner ha studiato inoltre una modalità di stoccaggio dell’anidride carbonica, basata sul processo del rock weathering: quando il gas si lega al magnesio forma rocce carbonatiche che trattengono il carbonio in modo permanente e sicuro.

Il progetto di Lackner è davvero interessante, ma il costo energetico necessario per poter catturare l’anidride carbonica, supera ancora  quello che otterremmo dal riciclo della CO₂.

Ottemperando anche i dettami del protocollo di Kyoto, non restano dubbi in merito alla necessità di percorrere anche la strada della riduzione del consumo di combustibili fossili. Soprattutto se siamo consapevoli della forte domanda di energia in arrivo dai paesi in via di sviluppo, e dei seri danni ambientali in cui incorreremo, qualora non riuscissimo a riequilibrare i nostri consumi energetici entro pochi anni.

Per Saperne di Più:

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