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ScriviTU

ScriviTu

Lasciati guidare dall’immaginazione: diventa autore e cambia la trama del romanzo

Partecipare a Scrivi Tu è semplicissimo: leggi di seguito il capitolo di Social Killer “All’improvviso, è l’alba”.

Il sole risplende su Milano e accompagna i protagonisti nel loro risveglio. Che cosa li aspetta? Quale imprevisto li travolgerà appena alzati dal letto? Scegli un personaggio, racconta la sua storia e inviala all’indirizzo mail vito@vitodibari.com. L’autore selezionerà personalmente le migliori per pubblicarle sulla sua pagina facebook e farle votare. Le trame che otterranno più consensi verranno distribuite come capitoli extra a partire dal 21 gennaio a tutti i lettori di Social Killer.

Sei pronto a liberare la tua creatività?

I racconti in gara

Giovanni Olianas

RIFLESSIONI DA TOILET
Deborah chiude gli occhi nel tentativo di riaddormentarsi e posticipare di qualche ora il processo a se stessa. Cosa dovrebbe fare? Andarsene da casa di Carlo senza svegliarlo? Chiedere un passaggio? Cambiare stile di vita? Meglio tornare a dormire e tornare all’oblio del sonno.

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Giorgio Cremonesi

ALL’IMPROVVISO E’ IL BUIO

Carlo si sveglia che il sole è già stato inghiottito dalle nubi di quello che sembrava essere uno dei più violenti temporali che Milano avesse mai visto. Sono le undici di mattina e se l’arrivo dell’alba avrebbe potuto rincuorare ogni timorato di Dio, le vene viola che ora pulsavano in cielo stavano dissuadendo ogni essere vivente dal credere che una qualsiasi forma di giustizia divina fosse anche solo lontanamente ipotizzabile.

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Peonia Glen

Improvvisamente… all’alba

La radio trasmette una musica metallica,tipo suoneria da cellulare. Altieri la spegne. Come sempre inalbera uno sguardo vagamente corrucciato e torpido di sonno. Nella stanza il silenzio è assoluto. Inchiodato dietro i vetri della finestra, il professore resta immobile come un manichino. Sguardo panoramico sui palazzi grigi ramificati con le crepe che solo il tempo sa donare con cura. Fuori il mattino è dolce,sospeso tra il fresco dell’alba e il primo tepore del sole.

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Gregoriana Labarile

PARTE II All’improvviso è l’alba

L’alba è arrivata come una sciabolata di luce.
Questa mattina una grande nuvola grigia ha velato la lenta salita del sole mentre il cielo intorno si rischiarava appena di un alone pallido e la notte esitava ad andarsene. Il buio indugiava intorno a quel tenue bagliore, assediandolo. Poi nella nuvola si è aperto un varco e un raggio imperioso di sole, già un po’ alto sull’orizzonte, è apparso su Linate, si è infilato nei viali Corsico e Forlanini, ha baciato la punta della stele su piazza Cinque Giornate e si è tuffato in San Babila e piazza del Duomo. La Madonnina si è accesa come una lampadina e, quasi rispondendo a un ordine, la notte è scomparsa e una luce pallida ma decisa ha preso possesso della città.

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Chiara Borghi

L’alba è arrivata come una sciabolata di luce attraverso i vetri della stanza da letto di Carlo e l’ha svegliato all’improvviso come quando dormi in tenda con gli amici e il burlone della compagnia ti pianta in faccia la torcia in mezzo alla notte. Deborah è seduta sul bordo del letto con la testa fra le mani e piange, senza lacrime e in silenzio, piange.

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Grazia Domini

Le braccia di Chiara stringono sempre più forte il cuscino, il suo corpo si irrigidisce, scuote la testa, nel sogno l’ombra si fa sempre più minacciosa, la sente vicina, la travolge, la voce di Antea è sempre più lontana, ha paura, tanta paura, vuole urlare, deve urlare… Un istante e gli occhi di Chiara si spalancano, la luce dell’alba irrompe prepotente nella sua mente, sente il cuscino bagnato tra le braccia, le dita scivolano tra i capelli grondanti di sudore.

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Tomaso Vimercati

Carlo dorme, ignaro dell’alba e di Deborah. No: Carlo finge di dormire, ignorando l’alba e il nome della ragazza sdraiata a fianco a lui, rimediata al Just Cavalli la sera precedente.
Il mattino è sempre la parte più difficile, a meno che lei non abbia avuto il buon gusto di rimettersi le sue tacco dodici e levarsi dai piedi, o -se preferite- di rimettersi in piedi e levare i tacchi; insomma: di andarsene.

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Capitolo 31: All’improvviso, è l’alba

L’alba è arrivata come una sciabolata di luce.
Questa mattina una grande nuvola grigia ha velato la lenta salita del sole mentre il cielo intorno si rischiarava appena di un alone pallido e la notte esitava ad andarsene. Il buio indugiava intorno  a quel tenue bagliore, assediandolo. Poi nella nuvola si è aperto un varco e un raggio imperioso di sole, già un po’ alto sull’orizzonte, è apparso su Linate, si è infilato nei viali Corsico e Forlanini, ha baciato la punta della stele su piazza Cinque Giornate e si è tuffato in San Babila e piazza del Duomo. La Madonnina si è accesa come una lampadina e, quasi rispondendo a un ordine, la notte è scomparsa e una luce pallida ma decisa ha preso possesso della città.

Tutti quelli che a quell’ora erano già per strada hanno sollevato gli occhi al cielo, sorpresi dalla luce improvvisa. Alcuni l’hanno letta come un’esortazione del Signore al nuovo giorno, altri, a cui l’analogia divina non era familiare, in quella luce repentina hanno avvertito il segnale di una marcia che cambia. Fuori controllo. Com’è la vita, che a volte si sottrae improvvisamente alle regole, senza darti avvisi.

Deborah vede la finestra che si illumina di colpo e sobbalza, si tira su e si appoggia allo schienale del letto. Un letto non suo. Carlo è tornato al Just Cavalli, lei era ancora lì, sono andati via insieme. E adesso ora Deborah è in quel letto estraneo mentre Carlo dorme da un’ora. Lei invece non riesce a dormire, è triste, si chiede che senso abbia entrare e uscire da letti di uomini che conosce appena. Vorrebbe tornare a casa, ma il taxi fino a Sesto le costerebbe troppo e non ha voglia di girare da sola a quell’ora sui mezzi pubblici. Deborah aspetta che Carlo si svegli e l’accompagni a una stazione del metrò. Intanto fa un bilancio della sua vita, e quello che ne viene fuori non le piace affatto. Ha voglia di altro, ma non sa cosa, e intanto fugge da quello che ha, nell’unico modo che conosce.

Carlo dorme al fianco di Deborah, di traverso sul letto. La luce dell’alba non la vede, perché è girato sul fianco, dà le spalle a Deborah e si copre il viso con un braccio. È fermo, immobile nella stessa posizione da tempo. Carlo dorme, ignaro dell’alba e di Deborah.

Chiara si agita nel sonno, stringe il cuscino e sogna che qualcuno la insegue nell’ombra. La luce dell’alba cambia la scena del sogno e Chiara si ritrova nell’angolo di una stanza senza vie d’uscita, illuminata dalla luce di una potente torcia. Si rende conto di essere seminuda, con i vestiti strappati che le scendono a brandelli sui fianchi e il seno scoperto. La luce della torcia si avvicina, le illumina tutto il corpo. Chiara non riesce a vedere chi c’è dietro quella luce ma intuisce un’ombra. Le viene in mente l’incontro con Antea sulla panchina del parchetto di piazza Risorgimento. Antea le dice “Scappa Chiara, scappa!”. E nel sogno lei inizia a fuggire da quella luce, ma l’alba ha ormai preso possesso della sua stanzetta.

Giorgio annota gli ultimi dettagli della vita di Deborah nel suo moleskine. Guarda lo schermo del PC, clicca e salta di pagina in pagina, di foto in foto. Si ferma, scrive. Quando la luce dell’alba rischiara d’un colpo la stanza, solleva lo sguardo e la fissa. Avverte un senso di potere, assoluto. Come se quella luce che gli illumina il viso ne fosse il sigillo. Indugia in quella sensazione, distende le braccia sul tavolo e lascia che la luce lo fortifichi.

Virginia è in un bar di fronte alla Stazione Centrale, sorseggia un cappuccino e mangia una brioche. Non ha voglia di tornare a casa, sa che non dormirebbe comunque. Seduta a quel tavolino sulla strada, aspetta che la città si svegli. Poi passerà a farsi una doccia ed uscirà di nuovo. Pensa a Marco, e ai loro saluti sotto casa. È incazzata e delusa.
“Con me stessa più che con lui” si dice a voce bassa.
La luce dell’alba appare improvvisa.
Virginia alza la voce e si corregge “No, con lui invece! Con quello stronzetto arrogante, ma chi si crede di essere?” I piccioni intorno al tavolino si fermano per un attimo al suono della sua voce e poi riprendono a beccare le briciole.

Marco è sotto casa di Deborah, appoggiato a una macchina sull’altro lato della strada. Dopo che Virginia se n’è andata, è uscito di nuovo di casa. Non aveva sonno ed era molto inquieto. È lì da un paio d’ore ma Deborah non è ancora rientrata. L’alba illumina la strada deserta, come un lampadario che si accende di colpo. Marco sente come una fitta negli occhi e li socchiude, si sposta nell’ombra di un portone e aspetta.

Luca Altieri si rigira nel letto. Gli sembrava di avere sciolto tutti i nodi ed è al punto di prima, cioè zero. Aveva trovato tutte le risposte ed è andato a dormire felice, poi quell’alba improvvisa gli ha rischiarato la mente e le domande sono cambiate. Altieri è frustrato e si chiede perché ha accettato di immischiarsi in questa brutta storia di psicopatici e cadaveri. Vorrebbe essere altrove e pensa a un modo per venirne fuori.

L’alba è arrivata, come una sciabolata di luce. Per alcuni è stata solo una sciabolata.

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