Creatività, praticità ed eco-compatibilità: tre parole che potrebbero aprire la strada al “paper dressing”

I vestiti di carta potrebbero essere una delle nuove frontiere dell’abbigliamento. In questa sfilata notiamo la grande duttilità di questa tecnica che si traduce in creatività ed eleganza.
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Carta canta. Ma carta anche veste. E nel video di oggi potrete vedere anche come.
Non posso fare a meno di notare come, l’attenzione mondiale – sempre crescente – nei confronti delle tematiche dell’eco-sostenibilità e del riciclo stia generando due tipologie di fenomeni, per diverso motivo entrambi interessanti. Il primo è che qualsiasi prodotto che si presenti come Green e quindi eco-compatibile ed eco-sostenibile abbia sul mercato una marcia in più. Questo è marketing e – Ça va sans dire – è l’anima dei mercati. Lo osserviamo ma non ci sconvolge. Il dato forse più significativo è che le attenzioni a questa nuova prospettiva “verde” – come spesso accade quando alla creatività e allo sviluppo progettuale si mettono dei paletti – stanno generando delle innovazioni (di materiali, di processi, di stile) molto interessanti in ambiti anche molto differenti tra di loro.
In questo caso il fenomeno del “paper dressing”: costruire, disegnare, fabbricare, indossare abiti fatti interamente di carta (riciclata e/o riciclabile). La duttilità del materiale infatti permette (garantendo una discreta vestibilità) di avere modelli sempre diversi di facile personalizzazione e di facile smaltimento.
Le prospettive future possono essere molto interessanti: pensiamo a quanto potrebbe essere più semplice avere in casa una “fabbrica personale di vestiti” – come per una delle nostre stampanti ink jet – che attingendo a delle bobine di carta disegni e produca l’abito che vogliamo: ogni giorno diverso, ogni giorno su misura. E la sera, invece che buttarlo in lavatrice lo “ricicleremo” per avere la materia prima per l’abito di domani e dopo.
Forse da domani, il “Diavolo veste in casa”.
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