Dritto dal laboratorio alle passerelle, il designer spagnolo Manel Torres ha sviluppato l’abbigliamento spray, con la collaborazione dell’azienda d’abbigliamento Fabrican e degli ingegneri chimici dell’Imperial College di Londra. Il materiale, realizzato usando un mix tra colla, polimeri e fibre corte, può essere spruzzato sul corpo, lasciando una sottile pellicola che fa da indumento indossabile e rimovibile, che può essere lavata e riciclata una volta buttata. L’abbigliamento spray permetterà agli stilisti di creare indumenti nuovi e unici e rappresenta la collaborazione tra moda e scienza.
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I vestiti di carta potrebbero essere una delle nuove frontiere dell’abbigliamento. In questa sfilata notiamo la grande duttilità di questa tecnica che si traduce in creatività ed eleganza.
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Carta canta. Ma carta anche veste. E nel video di oggi potrete vedere anche come.
Non posso fare a meno di notare come, l’attenzione mondiale – sempre crescente – nei confronti delle tematiche dell’eco-sostenibilità e del riciclo stia generando due tipologie di fenomeni, per diverso motivo entrambi interessanti. Il primo è che qualsiasi prodotto che si presenti come Green e quindi eco-compatibile ed eco-sostenibile abbia sul mercato una marcia in più. Questo è marketing e – Ça va sans dire – è l’anima dei mercati. Lo osserviamo ma non ci sconvolge. Il dato forse più significativo è che le attenzioni a questa nuova prospettiva “verde” – come spesso accade quando alla creatività e allo sviluppo progettuale si mettono dei paletti – stanno generando delle innovazioni (di materiali, di processi, di stile) molto interessanti in ambiti anche molto differenti tra di loro.
In questo caso il fenomeno del “paper dressing”: costruire, disegnare, fabbricare, indossare abiti fatti interamente di carta (riciclata e/o riciclabile). La duttilità del materiale infatti permette (garantendo una discreta vestibilità) di avere modelli sempre diversi di facile personalizzazione e di facile smaltimento.
Le prospettive future possono essere molto interessanti: pensiamo a quanto potrebbe essere più semplice avere in casa una “fabbrica personale di vestiti” – come per una delle nostre stampanti ink jet – che attingendo a delle bobine di carta disegni e produca l’abito che vogliamo: ogni giorno diverso, ogni giorno su misura. E la sera, invece che buttarlo in lavatrice lo “ricicleremo” per avere la materia prima per l’abito di domani e dopo.
Nominata due volte “Designer Inglese dell’Anno”, Hussein Chalayan è riconosciuto per l’uso innovativo dei materiali e la propensione verso l’integrazione di materiali innovativi e nuove tecnologie. E’ questo il nuovo trend del futuro?
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La moda racconta lo spirito del tempo. Tessuti e accessori sono i pilastri di un’arte che si evolve storicamente per accogliere le istanze di una società in costante mutamento. La moda ci consente di comunicare e affermare la nostra identità e individualità, attraverso un universo di artefatti che raccontano emozioni e stati d’animo, valori e status symbol. Le donne, ma oggi anche molti uomini, si lasciano guidare dal gusto dei loro stilisti preferiti e sono pronte ogni anno ad accogliere stimoli e stili diversi.
Dalla fine del XIX secolo in poi, abbiamo assistito alla progressiva democratizzazione della moda, e all’elevazione del sarto a stilista, interprete della contemporaneità e creatore di icone moderne. Basti pensare all’enorme popolarità raggiunta da stilisti come Coco Chanel, Christian Dior, Yves Saint Laurent, Thomas Burberry (inventore del gabardine – tessuto antistrappo e impermeabile), e – tra i più “pop” – Mary Quant , l’inventrice della minigonna.
La contemporaneità vede protagonista questa volta l’opera del designer cipriota Husseyn Chalayan e le sue collezioni hi-tech, che hanno inaugurato l’era della “Animatronic Fashion”.
Nominato due volte ‘British Designer of the Year, ‘ Hussein Chalayan, è rinomato per l’uso innovativo di materiali e l’attitudine verso le nuove tecnologie. Chalayan vanta l’esposizione delle sue creazioni in musei di grande fama come il Tate Modern, il Victoria & Albert Museum e il Kyoto Costume Institute.
Le creazioni di Chalayan rivelano immancabilmente un’ispirazione che attraversa antropologia, storia, scienza, filosofia e tecnologia. Le sue modelle vestono abiti dotati di uno speciale corsetto su cui sono intrecciati una serie di cavi collegati a un sistema di morphing. Premendo un tasto, si attiva un meccanismo che trasforma gli abiti rendendoli completamente diversi dalla forma iniziale. Grazie alla tecnologia l’abito lungo si accorcia, diventa scollato, la giacca si chiude, compaiono le frange sulla gonna, la sottana si allarga, la stoffa rotola scoprendo la sottoveste.
Gli abiti di Hussein Chalayan hanno un’anima ed un nome: ‘Afterwords’. Il concetto alla base si chiama ‘wearable, portable architecture’, e ci dimostra come i mobili possano trasformarsi in abito; ‘Airborne’ – che sfutta la tecnologia LED per esaltare un abito ricoperto di Swarovsky; ‘Before Minus Now’ un abito tessuto con lo stesso materiale utilizzato per la realizzazione degli aeri – che cambia forma grazie ad un controllo a distanza; ‘Readings’ costruito con più di 200 laser che generano uno straordinario spettacolo di luci.
La “Animatronic Fashion” potrebbe sembrare oggi ancora un traguardo lontano, ma numerosi stilisti, ispirati dall’arte di Chalayan stanno lavorando per noi, per rendere questa meta una realtà accessibile e una soluzione praticabile in termini di comfort e funzionalità.