Con i costi crescenti del trasporto alimentato a carbonio, la necessità di una nuova forma di trasporto pubblico sta diventando via via sempre più importante. MISTER, l’abbreviazione di “Trasporto individuale metropolitano su strada sopraelevata” (“Metropolitan individual transportation on an elevated rail”), è un prototipo danese che ci permetterà di attraversare la città percorrendo una strada sopraelevata. Diversamente dai treni e dai sistemi di metropolitani di superficie, MISTER va soltanto a elettricità, in modo da ridurre notevolmente l’inquinamento acustico per i cittadini residenti. Le parole chiave che caratterizzeranno i mezzi pubblici di trasporto del domani saranno efficienza energetica, innovazione e assenza di traffico.
Chris Harrison, studente laureato alla Carnegie Mellon University e attualmente stagista presso il dipartimento Ricerca di Microsoft, ha sviluppato un software chiamato Skinput, che utilizza il corpo come dispositivo input. La tecnologia di Skinput crea un metodo per controllare alcuni dispositivi elettronici toccando varie parti del corpo. Progettato per tastiere e pulsanti che sono alle volte troppo piccolo da usare su cellulari o lettori digitali, Skinput unisce l’uomo e la macchina come non è mai stato fatto prima.
Il produttore di automobili giapponese Honda, ha sviluppato un veicolo di mobilità personale chiamato U3-X. Il veicolo, che assomiglia a un monociclo futuristico, fornisce al pilota libertà di movimento in qualsiasi direzione semplicemente inclinando leggermente il veicolo nella direzione desiderata. Il dispositivo a ruote è leggero e dispone di un sedile ribaltabile e pedane a scomparsa. U3-X è alimentato da una batteria agli ioni di litio, la quale fornisce energia per un massimo di un’ora di utilizzo e può essere ricaricata con una presa di corrente. Inoltre, utilizza anche un avanzato sistema proprietario di controllo dell’equilibrio, ed è stato pensato per essere di facile e pedonale utilizzo, migliorando così, nel contempo, la mobilità attraverso la tecnologia.
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Il future del trasporto spaziale personale è arrivato: l’ingegnere aerospaziale della NASA, Mark Moore, insieme al team dell’Istituto di Tecnologia del Massachusetts, l’Istituto di Tecnologia della Georgia, l’Istituto Nazionale di Aerospace (NIA), e M-DOT Aerospace, ha sviluppato un veicolo aereo per una sola persona con rotori laterali. Si chiama Puffin, il velivolo sembra un aereo a zainetto, ha un’apertura alare di quattro metri e mezzo. In teoria Puffin può viaggiare fino a un Massimo di 240 km/h e può percorrere fino a 80 km grazie all’attuale autonomia della batteria. Questo concetto di velivolo permette il decollo e l’atterraggio in verticale e porta il trasporto personale su nuovi livelli.
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Intelligent Energy, una società leader di sistemi puliti di generazione di energia elettrica, sta lavorando su sistemi puliti basati su una tecnologia a cella a combustibile (detta anche fuel-cell dal nome inglese) che rappresenterà un’alternativa ai combustibili fossili. Lavorando in gruppo con la società Seymourpowell Product Design Consultancy è stata creata ENV, una motocicletta amica dell’ambiente alimentata a idrogeno. Con una velocità massima di 80 km/h e un’autonomia media di circa quattro ore consecutive, ENV emette soltanto puro vapore acqueo. La tecnologia che la società Intelligent Energy ha usato per alimentare la moto ENV è talmente avanzata da poter fornire energia a una piccola proprietà.
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Immagina di essere in grado di spostare gli oggetti, e anche te stesso, con il solo uso della tua mente. Oggi, le persone che un tempo erano immobili, saranno in grado di andare in giro con una sedia a rotelle telepatica. Gli scienziati del Laboratorio Centrale di Ricerca e Sviluppo della Toyota, a Riken, (in collaborazione con l’Istituto di Ricerca Genesis) hanno messo in piedi un nuovo prototipo per la sedia a rotelle telepatica. Il prototipo della sedia a rotelle telepatica della Toyota permette al cervello di una persona di controllare la sua sedia a rotelle usando la tecnologia BMI.
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Mercedes-Benz, conosciuta nel mondo come una delle principali produttrici di auto di lusso del settore, ha reso la guida più elegante ed amica dell’ambiente. La loro nuova piattaforma elettrica AMG, la cui uscita è pianificata per il 2015, offrirà veicoli caricati a batteria con più di 500 cavalli. La batteria allo ione di litio dell’automobile viene caricata con una presa attaccata alla parete e può generare energia in frenata. Avere rispetto per l’ambiente non è mai stato così eccitante.
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Gli scienziati dell’Università di Berkeley in California hanno progettato dei materiali che modificano la direzione visibile naturale della luce, e fanno sì che l’oggetto appaia invisibile agli occhi umani. Questi materiali 3D curvano le onde luminose attorno all’oggetto a cui sono applicate. Grazie a questa nuova tecnologia, potrebbe essere possibile nel prossimo futuro andare in giro con un cappotto invisibile.
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Era il 1961 quando Stan Lee e Jack Kirby disegnarono ”I Fantastici quattro”, dando vita ad una fortunatissima serie di fumetti e personaggi che hanno divertito milioni di lettori. Chi, tra di voi, conosce le avventure di questi super eroi, ricorda il personaggio di Susan Storm, la “Donna Invisibile”.
Dopo circa 40 anni, quello che sembrava destinato a rimanere nella pagine dei comics è stato sperimentato con successo in laboratorio.
Alcuni interessanti tentativi risalgono già al 2006 , quando in North Carolina, presso la Duke University, alcuni ricercatori diretti dal Prof. David Smith avevano creato un “meta-materiale” che, come uno scudo, deviava microonde elettromagnetiche, rendendo così gli oggetti visibili solo a specifici rilevatori.
In soli 3 anni sono stati compiuti significativi passi in avanti.
All’università di Berkeley in California, un team di scienziati del “Nanoscale Science and Engineering Center”, diretto dal Professor Xiang Zhang, ha messo a punto per la prima volta un materiale 3-D in grado di invertire la direzione naturale della luce visibile e di quella vicina ai raggi infrarossi.
Si tratta di una scoperta che potrebbe contribuire a formare la base per l’ottica delle immagini ad alta risoluzione, nanocircuiti per computer di ultima generazione, e, per la gioia dei fanatici di film di fantascienza, anche per mantelli in grado di rendere gli oggetti invisibili all’ occhio umano.
I vantaggi di questa tecnologia 3D risiedono inoltre, nell’avere un costo di produzione inferiore ad altri “meta-materiali”, e nell’essere facilmente riproducibile.
Non rimane altro che immaginare le innumerevoli applicazioni che scaturiranno da questa scoperta, sperando che non sia solo il settore militare a goderne i benefici.
L’albero artificiale –prodotto di GRT (Global Research Technologies of Tucson, in Arizona) –trattiene diossido di carbonio, grazie ad una copertura assorbente formata da acqua e calcio; ma, a differenza degli alberi naturali, non è in grado di rilasciare ossigeno nell’aria.
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Secondo l’EPA, la media di una famiglia composta da due persone emette 13 tonnellate di carbonio nell’atmosfera ogni anno, senza contare il trasporto. Pensavamo che per risolvere il problema dell’inquinamento bastasse aumentare gli spazi verdi e la natura, grazie alla fotosintesi clorofilliana, avrebbe fatto il resto. Purtroppo, però, questa non è una proposta risolutiva.
Qualcuno forse ricorderà il progetto Sleipner, attivo da un offshore norvegese sin dal 1995: uno tra i tanti progetti nati per il sequestro e lo stoccaggio dell’anidride carbonica. Da queste attività è stato possibile acquisire un bagaglio di esperienza notevole per la progettazione dei futuri sistemi di riciclo della CO2.
Il Professor Klaus Lackner, docente di geofisica presso la Columbia University di New York – intervistato nel video dai microfoni della BBC per la serie ‘Five Ways to Save the World’ – ha infatti lavorato dal 2003 ad una macchina in grado di catturare l’anidride carbonica e trasformarla in polvere, per depositarla e conservarla sottoterra o nell’oceano, in dismesse di petrolio o di gas.
L’albero artificiale – prodotto dalla GRT Global Research Technologies di Tucson, in Arizona – trattiene l’anidride carbonica grazie ad un rivestimento assorbente, formato da acqua di calce; ma, a differenza di un albero naturale, non è in grado di rilasciare l’ossigeno.
Lackner ha studiato inoltre una modalità di stoccaggio dell’anidride carbonica, basata sul processo del rock weathering: quando il gas si lega al magnesio forma rocce carbonatiche che trattengono il carbonio in modo permanente e sicuro.
Il progetto di Lackner è davvero interessante, ma il costo energetico necessario per poter catturare l’anidride carbonica, supera ancora quello che otterremmo dal riciclo della CO₂.
Ottemperando anche i dettami del protocollo di Kyoto, non restano dubbi in merito alla necessità di percorrere anche la strada della riduzione del consumo di combustibili fossili. Soprattutto se siamo consapevoli della forte domanda di energia in arrivo dai paesi in via di sviluppo, e dei seri danni ambientali in cui incorreremo, qualora non riuscissimo a riequilibrare i nostri consumi energetici entro pochi anni.
Metodi alternative di carburazione si stanno diffondendo in tutto il mondo, mostrando che la benzina non è l’ultima nostra fonte di speranza per alimentare i veicoli. Qualsiasi cosa dall’elettricità all’energia solare, all’idrogeno e adesso anche l’olio vegetale che può alimentare le auto in un modo altrettanto efficiente al tempo stesso aiutando il pianeta con l’inquinamento.
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I vegetali sono spesso visti come un cibo sano dagli infiniti benefici per il corpo, ma adesso possono avere anche un impatto positivo sull’ambiente. La seguente invenzione mostra che, quando i vegetali sono manipolati al massimo grado, possono essere utilizzati per virtualmente qualsiasi cosa.
La primissima corsa d’auto è stata nel 1887 quando le auto erano incredibilmente lente e le ruote sembravano quelle di una bicicletta piuttosto che quella di una moderna auto da corsa odierna.
Oggi le auto di formula 1 hanno dei motori complessi e potenti che possono spingere i confini della velocità verso nuovi limiti. Vanno tutte con motori a benzina e hanno leggere carrozzerie metalliche.
Un’auto da corsa di formula-3 fatta interamente di verdure? All’inizio il pensiero potrebbe sembrare assurdo, ma c’è bisogno di vedere ciò che James Meredith ha creato usando questo concetto nei mesi passati. Il veicolo ha un motore due litri biodiesel che può essere alimentato da olio vegetale, rimasto dalla frittura di cibo o anche da cioccolato in polvere.
La ruota è a base di carote e lo specchietto laterale è realizzato usando amido di patate. La lista continua , mostrando come ogni singola parte dell’auto da corsa abbia pezzi di verdura installata dentro: il corpo è fatto da bottiglie riciclate ed i sedili da olio di semi di soia e schiuma riciclata.
Se gli ambientalisti pensavano che i veicoli di nuova generazione non potessero essere più ambientali, l’auto da corsa vegetale è proprio amica dell’ambiente.
In tutto il mondo stanno venendo fuori metodi alternativi di carburante, dimostrando che la benzina non è la nostra unica fonte di speranza per alimentare i veicoli. Qualsiasi cosa, dall’elettricità all’energia solare, all’idrogeno e adesso l’olio vegetale che ha dimostrato di alimentare le auto in maniera efficace e al tempo stesso aiutare il pianeta con l’inquinamento.